A SAINTE ANNE TUTTI INSIEME PER SOSTENERE L'ODISSEA DEGLI SFOLLATI
LA GRANDE FESTA DEL SACRO CUORE
Domenica 14 giugno 2026
La solennità del Sacro Cuore qui in Congo è ritenuta dalla chiesa Congolese una grande festa e viene celebrata non il venerdì dopo il Corpus Domini, ma la domenica successiva. E in preparazione di questa festa, la commissione liturgica della parrocchia di Sant'Anna ha organizzato tre giorni di attività formative, spirituali e comunitarie, rivolte in particolare alle corali, e a tutte le persone (chierichetti, sacrestane, danzatrici ...) che rendono un servizio nella liturgia.
Venerdì, un grande momento di formazione sull'importanza dell'Eucaristia per la comunità cristiana e sul ruolo del canto nella liturgia; Sabato, la celebrazione penitenziale e Domenica mattina, grande celebrazione animata da tutte le corali assieme.
Nel pomeriggio, i preti sono stati i primi ad aprire la sfilata degli agenti liturgici e poi le corali e altri gruppi di servizio. Terminata la sfilata, le 5 corali più consistenti avevano ciascuna 15 minuti per cantare i canti più significativi del loro gruppo. Veramente ho apprezzato questa esposizione di canti, le corali hanno dato il meglio di loro stesse, anche i Pueri Cantores, nella loro semplicità hanno manifestato una capacità adulta di esprimersi.
E' stato un momento di serenità e di incoraggiamento anche per tutti gli sfollati ospiti della parrocchia, perché i canti esprimevano speranza e fiducia nel Signore. E ringraziamo il Signore che ci ha dato una giornata non calda, nuvolosa, ma senza pioggia.
La festa è terminata con un pranzo semplice preparato dai membri della commissione liturgica.
"Se non ci sono feste, inventatele" diceva spesso mio papà. A volte servono più di tante discussioni.
Per quanto riguarda la situazione nelle zone di conflitto, non trapela niente, un giovane è arrivato da Mungbere a Isiro per strade traverse, dicendo che a Ndubala i militari sono numerosi, a scapito di qualche gallina o di qualche capra. Ma niente di nuovo. Continuiamo a pregare. Grazie mille a tutti/e. - p. Eliseo
"LA FEDE E' SIMILE AL PESCE... NON SI SPEZZA CON LE AVVERSITA' "
13 giugno 2026
“La fede è simile al pesce. Come il pesce è battuto dalle frequenti onde del mare senza per questo morire, anche la fede non si spezza con le avversità”. (Sant'Antonio da Padova).
Quello che abbiamo vissuto stamattina è stato un incontro così bello che mi ha spinto stasera a scrivere due righe.
Qualche giorno fa, attraverso una radio locale abbiamo invitato tutti i catechisti della nostra parrocchia che sono sfollati a Isiro a causa dei ribelli, a partecipare a un incontro per fare il punto della situazione. Ne sono arrivati più di 50.
L'incontro ha avuto 3 punti principali:
- una condivisione sulla situazione delle varie cappelle.
- il fondo di solidarietà
- programma per il futuro
La condivisione ha messo in risalto la sofferenza di un certo numero di cappelle, di villaggi che sono stati visitati dai ribelli, quelli del settore di Ndubala. Altri che hanno dovuto andarsene per ordine dei militari e che adesso sono in balia sia degli stessi militari, sia di ladri occasionali. E altri invece dove la gente è tornata, perché era fuggita a causa di falsi allarmi.
Alcuni hanno inoltre dato alcune informazioni su come gli sfollati sono stati accolti nelle varie famiglie e come vivono questa situazione. Il parroco ha fatto presente che dall'ultimo censimento risulta che oltre ai 150 che sono accolti nelle sale parrocchiali, ce ne sono altri 1.600 ospitati nelle famiglie della parrocchia di Sant'Anna.
I catechisti poi hanno ribadito l'importanza del fondo di solidarietà e si sono impegnati ad alimentarlo. È un aiuto per varie necessità: malattia di qualche catechista... E adesso con questa situazione sarà più che necessario per venire incontro ai bisogni di tanti catechisti.
Infine, tutti d'accordo perché ogni settimana ci sia un incontro, il venerdì, sia per una condivisione, ma soprattutto profittare per la formazione, visto che purtroppo sono obbligati a rimanere a Isiro o nei dintorni.
Di tutto questo vogliamo ringraziare il Signore, che ci sta conducendo, come ha accompagnato il popolo ebreo nel deserto .
Grazie per la vostra vicinanza e preghiera. – p. Eliseo
GRANDE ACCOGLIENZA DI SFOLLATI e... SI PREPARA LA GRANDE FESTA DEL SACRO CUORE
12 giugno 2026
Oggi proprio non abbiamo ricevuto nessuna notizia dalle zone dove si affrontano i militari e i ribelli.
Intanto continuano ad arrivare sfollati, in numero minore della settimana scorsa. Più per paura che per un pericolo reale. Un catechista arrivato stasera da un villaggio non molto distante da qui, mi diceva che aveva abbandonato il villaggio perché tutti per paura sono fuggiti, "E io cosa resto a fare? " Mi diceva.
Continuiamo a pregare.
Se salto qualche giorno nell'invio di notizie, vuol dire che non c'è niente di nuovo. Ma sono sicuro che quanto prima ci arriveranno notizie positive di pace. Soprattutto per questa povera gente sfollata.
La formazione per le corali è iniziata bene.
Un abbraccio a tutti/e voi. - p. Eliseo
11 giugno 2026
Dalle ultime notizie, scarse, sembra che i ribelli siano divisi in più gruppi, e che i militari li stiano localizzando. Sembra che siano arrivati nuovi militari che conoscono bene la foresta. E sembra pure che siano stati catturati due ribelli feriti sulla strada che da Mungbere porta a Wamba.
Ci sono altri "sembra", ma quello che ci interessa è che l'esercito si sta dando da fare per snidare questi banditi. Intanto qui a Isiro la vita continua normalmente, domani, sabato e domenica, tutte le corali della parrocchia si riuniscono per una formazione liturgica e musicale. Domenica pomeriggio ci sarà la grande festa. Oggi c'è stato un via vai di gente per pulire, sistemare, preparare il luogo della festa.
Intanto hanno piantato i bambù, domani e sabato porteranno le palme per coprire. Si prevede la partecipazione di 2-3 cento persone. Tutte le sale parrocchiali sono occupate dagli sfollati, ma anche la chiesa, se ci fosse bisogno, può e deve accogliere chi ha bisogno.
Questa mattina ho incontrato Cristina, una ragazza molto attiva in parrocchia. Mi diceva che la sua famiglia (14 persone) ha accolto 23 sfollati. Totale 37. E la provvidenza è all'opera. Grazie per la vostra preghiera e attenzione. Domani è una grande festa per noi comboniani, siamo figli del sacro Cuore. Che possiamo avere gli stessi sentimenti di Gesù. Un abbraccio a tutti/e. - p.Eliseo
10 giugno 2026
Carissimi tutti/e.
Questa sera le notizie che posso darvi sono molto scarse. Sappiamo che nel villaggio di Ndubala ci sono molti militari... Che a Mungbere la vita sta riprendendo, qualche negozio comincia ad aprire, la gente sta riprendendo coraggio per andare a lavorare nei loro campi...
La gente che è qui a Isiro chiaramente non può e non vuole tornare. E quando potranno tornare, poveretti, cosa troveranno? Case bruciate.
A ogni giorno la sua pena. Dio vede e provvede.
Sempre uniti nella preghiera. - p. Eliseo
" Voi siete il sale della terra, voi siete la luce del mondo"
9 giugno 2026
Prima di tutto voglio retificare una notizia che avevo dato ieri, che cioè, l'ospedale di Mungbere sarebbe chiuso.
Gianmaria Corbetta, che è il direttore dell'ospedale mi ha precisato che l'ospedale invece è aperto e continua ad accogliere pazienti. Nonostante il pericolo, alcuni del personale sanitario hanno deciso di restare e di tenere aperto. Io li chiamo eroi.
"Voi siete il sale della terra, voi siete la luce del mondo".
Mentre ascoltavo il celebrante che leggeva questo vangelo stamattina, mi dicevo tra e me: ma che coraggio ha avuto Gesù a proclamare sale e luce quei poveri pescatori che aveva davanti a lui. E che fiducia.
E la prima lettura, a tutti noi ha dato l'impressione che fosse un messaggio indirizzato a noi: il profeta Elia scappa e va a rifugiarsi presso una povera vedova che ha ancora un po' di farina e un po' di olio, per lei e suo figlio. "Mangiamo questo e poi moriamo" dice la vedova. Ma Elia le chiede che prepari prima per lui, perché la farina e l'olio non finiranno. Un'accoglienza che diventa una benedizione.
Per meglio distribuire i viveri, sapone e altro, aggiorniamo per quanto possibile il censimento ogni giorno. Oggi il parroco è andato di persona a visitare delle famiglie che accolgono. In due CEV (Comunità ecclesiali viventi), su 15 di questa parrocchia, ha censito 48 famiglie che ospitano più di 700 persone, in media 15 sfollati per famiglia. Incredibile.
E stasera mentre stavo parlando con il gruppo che è qui in parrocchia, ne sono arrivati ancora una decina. Venivano da Nekalagba, a 65 km da qui.
Ci dicevano che i militari già al villaggio che dista 30 km da qui, Alegu, chiedono alla gente di sgomberare. Dicono che stanno facendo un rastrellamento a tappeto.
Qui a Isiro, grazie a Dio, non si nota nessun segno di tensione. Stamattina sono uscito in città, il prezzo della benzina è diminuito, da 5.000 a 4.800 franchi. Un euro vale più o meno 2.500 franchi.
In tempi complicati, normalmente i prezzi aumentano. Queste sorprese danno speranza. I commercianti adesso utilizzano la strada del Nord: Faradje, Dungu, Isiro.
Grazie mille per la vostra preghiera e vicinanza. Un abbraccio grande, che il Signore vi benedica. – p.Eliseo
BEATI = "IN PIEDI" -... In piedi voi poveri, voi afflitti, voi perseguitati...
8 giugno 2026
Oggi il vangelo delle beatitudini viene non solo a consolarci ma a darci coraggio.
Mi viene in mente don Tonino Bello, che diceva che la parola Beati si potrebbe tradurre con "In piedi". In piedi voi poveri, voi afflitti, voi perseguitati....
Non rassegnatevi, non scoraggiatevi perché vostro è il regno di Dio.
Oggi, timidamente, alcuni adulti, quelli che abitano non molto lontano, sono rientrati a fare un sopralluogo alle loro abitazioni, lasciando moglie e figli qui a Isiro. Di fatto la zona fino a Trois Ponts, a 65 km, non c'è stata nessuna incursione dei ribelli.
L'ospedale di Mungbere, dove erano ricoverati una cinquantina di militari, è stato svuotato completamente. Tutti i militari malati sono stati trasferiti a Isiro. E l'ospedale rimarrà chiuso per una settimana. A Mungbere la popolazione è ancora in foresta. Pochissimi sono rimasti sul posto.
Nessuna notizia sulla situazione dei ribelli. Sembra, dalle poche notizie che ci arrivano, che i militari stiano facendo un rastrellamento su più fronti.
Continuiamo a pregare. Grazie a tutti voi. – p. Eliseo
Alcune immagini della Messa di ieri 7 Giugno, nel centro degli sfollati. Prima erano in una scuola, adesso in un capannone. Come si può vedere, hanno messo delle coperte per terra. Ha celebrato p. Claudino.
CORPUS DOMINI - 7 Giugno 2026
Corpus Domini 7 giugno 2026
Chi mangia la mia carne, ha la vita eterna
Un'affermazione straordinaria che, se accolta, cambia la vita. Gesù non dice "avrà" ma "ha". Abbiamo la vita eterna. E siamo chiamati a darla ad altri. Ecco l'evangelizzazione. Penso a tutta quella schiera di ragazzi/e che questa mattina si sono incontrati per la prima volta con Gesù. Hanno ricevuto la vita eterna, sicuramente darà dei frutti meravigliosi nella loro vita.
Un frutto di questo dono di Gesù l'ho visto stamattina. L'annunciatore, dopo la comunione, ha spiegato la situazione degli sfollati, e citando le parole del vangelo "ero straniero e mi avete ospitato" ha invitato i fedeli di venire incontro a queste persone. Molti si sono alzati per mettere qualcosa nel cestino delle offerte.
È stata una domenica piena, oggi qui a Sainte Anne, a parte i battesimi e le prime comunioni, c'era anche l'incontro dei kizito-anwarite di tutte le parrocchie della città. È un movimento per i ragazzi/e che ha come modelli la beata Anwarite e San Kizito, uno dei martiri d'Uganda.
Per quanto riguarda la situazione degli sfollati, il numero continua ad aumentare, qui in parrocchia ne contiamo 175. Stanotte è arrivata una ragazza con il suo bambino. Si chiama Esperanza, un nome che incoraggia. Suo marito dovrebbe arrivare stasera.
Il villaggio da dove viene, Gao, a 80 km da qui, deve essere sgomberato, è nella zona rossa, i militari hanno dato ordine a tutti di partire.
Grazie a Dio qui in parrocchia un gruppo di volontari sta organizzando la distribuzione di viveri, per gli sfollati che sono qui e per quelli che sono ospitati da varie famiglie.
E i ribelli dove sono? Come vi dicevo, è sempre più difficile avere notizie, sembra che siano diretti verso Dungu. Ma speriamo che i militari riescano a neutralizzarli, prima che distruggano altro villaggi, compito non facile, perché i ribelli operano di notte, al mattino si dileguano nella foresta e la sera escono sulla grande strada e sulle altre per seminare il terrore.
Avrete sicuramente appreso anche che un vescovo del Mozambico è stato ucciso ieri.
Mi sto accorgendo che quando si sentono tutti questi fatti di violenza, la tentazione è quella di invocare altra violenza per bloccare la violenza. Il fuoco non spegne il fuoco ma lo alimenta. Che il Signore ci a essere operatori, costruttori di pace. Un abbraccio a tutti. – p Eliseo
SI CONTINUA A SPERARE
6 giugno 2026
Si continua a sperare.
Sembra che i ribelli abbiano lasciato la strada per Isiro e abbiano preso un'altra strada, verso il Nord. Per noi è un respiro di sollievo, ma per i villaggi che sono su quella strada, la situazione diventa complicata. Fortunatamente sono pochi.
È difficile comunque avere notizie precise, perché ormai la gente è fuggita tutta. Inoltre dal villaggio di "Trois Ponts" (a 65 km da qui) e fino a Mungbere i militari non lasciano passare nessuno.
In parrocchia è stata istituita una commissione per fare un censimento delle persone che sono arrivate. Ci sono parecchie famiglie che ospitano sfollati, ed è impressionante come arrivino a stringersi per accogliere.
Speriamo veramente che questo calvario finisca quanto prima.
Domani celebriamo la solennità del Corpus Domani, qui 130 ragazzi/e riceveranno il battesimo e la prima comunione. Sarà una grande festa. E anche un grande segno di speranza. Il Signore continua a chiamare apostoli per instaurare il suo Regno. Veramente che il suo Regno venga. Regno di amore, di giustizia e di pace.
- p. Eliseo
ERO STRANIERO E MI AVETE ACCOLTO
5 giugno 2026.
"Ero straniero e mi avete accolto". Di fatto gli sfollati che arrivano non sono per niente stranieri, praticamente sono tutti della nostra parrocchia e quindi più che stranieri sono fratelli e sorelle che stanno vivendo un momento difficile e tragico della loro vita. La cosa più importante di cui adesso hanno bisogno è l'accoglienza, sentirsi a casa, protetti, amati. Quanto durerà questa situazione? Non lo sappiamo, sappiamo solo che fanno parte della nostra famiglia. Ed è una famiglia che continua ad ingrossarsi. Ne sono arrivati altri 47, magari stanotte ne arrivano ancora. E mentre mi informavano di questo arrivo abbondante, pensavo alla sr Giuditta a Butembo. Un giorno mi chiama dicendomi che sono arrivati nel suo centro, tre nuovi bambini. E i suoi non sono di passaggio più o meno lungo come i nostri arrivati, ma sono e saranno residenti fino all'età adulta.
È comunque bello vedere quando la gente si sente a casa. Stamattina mentre stavano mangiando di gusto, ho chiesto loro se posso fare qualche foto.
Vi dicevo che molti sfollati erano stati alloggiati in una scuola poco distante da noi. Il direttore della scuola ha chiesto che lasciassero la scuola libera, in modo da permettere agli studenti di fare gli esami e così stamattina sono stati trasferiti in un capannone dello stato. A Magambe invece alcuni sono già tornati nei propri villaggi che non sono minacciati dai ribelli.
Per quanto riguarda la situazione di questi, sappiamo solo che a Ndubala hanno bruciato tutto quello che potevano bruciare. Tra l'altro mi diceva qualcuno oggi, contrariamente a quello che scrivevo ieri, i ribelli non toccano nessun cibo che trovano nelle case, ma si nutrono di quello che trovano in foresta. Forse hanno paura che la gente abbia avvelenato il cibo prima di lasciare le loro abitazioni.
Continuate a pregare che il Signore tocchi il cuore di questi banditi e doni speranza alla gente.
Un abbraccio grande – p.Eliseo
I RIBELLI / BANDITI DEVASTANO, FANNO RAZZIE E UCCIDONO
4 giugno 2026.
Prima di tutto vorrei ringraziare ciascuno di voi per l'attenzione alla situazione che stiamo vivendo e per la preghiera con la quale ci state accompagnando.
Ieri vi parlavo del catechista Martin, oggi ha ricevuto la notizia che la sua casa è stata bruciata e con la sua tante altre del villaggio di Ndubala. Martin era veramente triste, ma almeno è in vita. E mi raccontava di aver ricevuto pure la notizia che un suo conoscente che non ha voluto partire, è stato ucciso dai ribelli.
Vi invio una mappa della zona.
Ndubala dista 112 km da qui e 25 km da Mungbere, dove c'è l'altra comunità comboniana.
Sembra che i ribelli/banditi siano fermi a Ndubala. Sicuramente passando di casa in casa troveranno tutto il mangiare che vogliono, riso, manioca, e anche galline, capre....
Tutti ci chiediamo, ma chi sono questi ribelli/banditi e cosa vogliono?
Quando pongo queste domande a quelli che dicono di averli incontrati, tutti concordano nel dire che non parlano lingala, che sono piccoli di statura, ma non sono pigmei, che sono ben armati... E niente di più.
I nostri confratelli di Mungbere ci informano che sono arrivati da loro 6 jeep e 2 camion di militari. Speriamo in bene. Il vangelo della messa di oggi riportava la risposta di Gesù allo scriba che gli aveva chiesto qual'è il più grande comandamento: Ama il Signore tuo Dio e ama il prossimo tuo come te stesso.
Preghiamo che il Signore possa convertire il cuore, la mente... di questi che sicuramente non sanno quanto male stanno facendo.
Un abbraccio a tutti. - p Eliseo
FESTA DI SAN CHARLES LWANGA e COMPAGNI, Martiri d'Uganda
3 giugno 2026
Festa di san Charles Lwanga e compagni, martiri d'Uganda.
Oggi doveva essere una grande festa a Namugongo (vicino a Kampala, Uganda) per commemorare i martiri ugandesi, che all'inizio dell'evangelizzazione (1886) preferirono morire martiri piuttosto che assecondare i desideri di sodomia del re di Buganda.
Invece a causa dell'ebola nessuno è partito a questa festa. Stamattina però grazie a Dio ci è arrivata una buona notizia: i risultati delle analisi indicano che i contagi sono molto meno numerosi di quello che si pensava. Ringraziamo il Signore. Anche l'aeroporto di Bunia è stato riaperto.
Per quanto riguarda gli sfollati invece, le cifre continuano a crescere.
Stamattina con il p. Claudino siamo andati a visitare un gruppo di pigmei e bantu che hanno trovato alloggio nella proprietà di un privato, il responsabile ci ha presentato la lista: 138 registrati, soprattutto bambini. E ci informava che presso le suore, distante un centinaio di metri ce n'è un altro gruppo. E infatti ne abbiamo trovati un'altra ottantina.
Però alcuni adulti erano già partiti ai loro villaggi, sia per vedere com'è la situazione e sia per recuperare qualcosa da mangiare.
Anche qui in parrocchia il numero è aumentato. Sulla lista ce ne sono 89.
Tra loro una vecchia conoscenza, il catechista Martin della cappella di Ndubala, a 110 km da qui.
Tre giorni ci ha impiegato per arrivare qui con sua moglie.
Martin è uno dei catechisti che non posso dimenticare. La sua passione, il suo zelo, il suo amore per la comunità della sua cappella mi hanno sempre edificato. Incontrarlo mi ha fatto enorme piacere ma vederlo in questa situazione mi rattrista molto. E prospettive per un ritorno veloce, fin che ci ribelli in quella zona, nemmeno pensarle.
Dopo la morte di Erode, Gesù era tornato in Galilea con i suoi genitori, non auguro la morte di questi banditi ma che siano neutralizzati quanto prima.
Grazie per la vostra preghiera e attenzione. – p Eliseo
IN UN ALTRO CENTRO DI ACCOGLIENZA, SONO ACCOLTE PIU' DI 500 PERSONE
Martedì 02 Giugno 2026
Grazie a Dio oggi la situazione è stata tranquilla, a parte accogliere nuova gente che arriva.
Nel pomeriggio il parroco e p. Claudino sono andati a visitare un altro centro di accoglienza, dove sono accolte più di 500 persone.
Ci hanno informato stasera che poco distante dalla nostra comunità di Magambe, a tre km da qui, c'è un folto gruppo di pigmei. Domattina andremo a vedere.
Nel frattempo stiamo organizzando la gente che è qui. Fortunatamente , come vi dicevo, gli ambienti della parrocchia rispondono bene a questa emergenza. Abbiamo comprato dei palloni... I ragazzi erano felicissimi. Domani inizieremo a fare degli incontri, magari qualche materia scolastica... Se qualcuno di voi fosse qui, saprebbe come occupare il tempo.
La comunità di Mungbere con la quale siamo in contatto permanente ci informa che la giornata è stata tranquilla, anche loro stanno accogliendo parecchie famiglie.
Tra l'altro ci dicevano che oggi il gruppo del rinnovamento nello Spirito si è incontrato per la preghiera e questo è un grande segno di speranza, nonostante che la gente sia rimasta poca a Mungbere.
Grazie per la vostra preghiera e sempre avanti. Siamo nel mese dedicato al Sacro Cuore, affidiamo a Lui la sofferenza di questa gente.
Un abbraccio. - p. Eliseo.
GHI SFOLLATI, OSPITI NELLE SALE DELLA MISSIONE SONO SALITI AD UNA CINQUANTINA
Lunedì 1 giugno 2026.
Carissimi tutti/e. Pace e bene. Ieri vi dicevo che una ventina di persone erano ospitate nelle sale parrocchiali, stamattina ne abbiamo contati una cinquantina. Qualcuno ha preso la via del ritorno, le donne e i bambini invece sono rimasti. Quelli dei villaggi vicini hanno intenzione di rientrare, quelli invece lontani, sono troppo stanchi e le notizie che arrivano dai villaggi vicino a Mungbere non sono rassicuranti. Sembra che i ribelli siano a pochi km da Mungbere, dove come vi dicevo, c'è una comunità comboniana, che finora ha deciso di restare. Qui a Isiro invece la situazione sembra tranquilla, oggi c'era movimento come tutti i giorni.
Vi chiedo una preghiera per questa povera gente. Che possa rientrare e vivere in pace. Il Signore vi benedica. - p. Eliseo
FESTA DELLA SANTISSIMA TRINITA'
Domenica 31 Maggio 2026
Il primo pensiero questa mattina è stato quello di vedere la situazione degli sfollati. Intanto la chiesa si è riempita per la messa.
La situazione è calma. Arrivano alcune grosse Toyota, mi dicono che è il presidente dell'assemblea provinciale (che corrisponde all'assemblea regionale in Italia), ha chiesto al parroco di poter parlare alla gente alla fine della Messa. Visto che non vado a celebrare a Alegu, presiederò io la seconda messa.
Fuori della chiesa incontro il vecchio catechista della cappella di Beli. È arrivato durante la notte, mi chiede se può essere alloggiato in una delle sale parrocchiali. C'è altra gente che sta arrivando, mi dice. Il parroco aveva già previsto questo.
Finita la comunione entro anch'io in chiesa per sentire il messaggio del presidente. Dice di voler informare la gente su due punti, il primo riguarda la malattia dell'Ebola.
In tanti in questi giorni mi avete scritto per avere informazioni.
È un'epidemia grave che si è sviluppata nella zona di Bunia a circa 700 km da qui. Ma ci sono dei casi in giro per questo bisogna stare attenti. Fortunatamente è un virus che si trasmette solo per contatto, non via etere. Quindi niente strette di mano, abbracci, ma lavarsi le mani spesso.... Non c'è da scherzare, ma nemmeno da farsi prendere dal panico.
Il secondo punto trattato dal presidente è giustamente la presenza degli sfollati e la paura dei ribelli. Ha chiesto alla gente di essere accoglienti e vigilanti...
p. Claudino, visto che non è potuto uscire per la celebrazione pure lui, è andato a vedere come sono messi gli sfollati nella scuola poco distante da noi. Ne ha trovati tantissimi, soprattutto mamme e bambini. Fortunatamente tanta gente dei villaggi ha parenti qui in città e questo facilita molto l'accoglienza.
p. Claudino ha incontrato anche dei catechisti delle nostre cappelle e così ha celebrato con loro l'eucarestia nel cortile della scuola.
Nel pomeriggio, il parroco ha aperto qualche sala per la gente che arriva. Prendiamo dei materassini, pentole... e cibo da cucinare. La parrocchia è attrezzata per quando i vari gruppi ne hanno bisogno e quindi ci riesce facile ospitare gli sfollati che arrivano. Verso sera ci sono già una ventina di persone che hanno preso posto.
A ogni giorno la sua pena, dice Gesù. Per oggi il Signore ha provveduto e la gente ha trovato rifugio.
Il vangelo di oggi dice che Dio ha inviato suo figlio per salvare il mondo, queste parole ci caricano di speranza. Un abbraccio (virtuale) a tutti/e.
- p. Eliseo
"Giuseppe si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto"
Sabato 30 Maggio 2026
Mai avrei pensato di vedere questa scena questa mattina sulla strada davanti alla nostra chiesa.
La notte scorsa sentivo un vociare strano ma non ho fatto caso. Questa mattina vengo a sapere che i villaggi a est e a sud-est di Isiro si sono svuotati. La gente sta venendo verso la città. Sembra che ci sia un gruppo di ribelli che sta seminando il terrore. Sembra... Ma nessuno li ha visti. Si, la zona di Mungbere, dove è presente una comunità comboniana, a 140 km da qui, è stata ed è sotto la paura di un attacco dei ribelli che si sono già scontrati con i militari.
Fatto sta che migliaia di persone sono arrivate a Isiro nelle ultime 24 ore. La Caritas diocesana parla di 10 mila. Un grosso gruppo ha trovato posto in un una scuola non lontano dalla parrocchia. Dalle voci che circolano si prevede che il numero aumenterà fortemente.
Un catechista è venuto a dirci di non andare domani a celebrare nei villaggi perché la gente non c'è. Io dovevo andare a Alegu, una cappella a 30 km proprio sulla strada che stanno percorrendo gli sfollati per rifugiarsi in città.... Restiamo vigilanti. Però nessuno ha visto i ribelli e per ora non c'è nessun ferito. Speriamo che siano paure infondate...
Il rosario stasera ha un'intenzione precisa: che questa povera gente possa trovare pace. - p. Eliseo
LA SPERANZA NON DELUDE ... A MAGAMBE CON I PROPEDEUTI
Mercoledì 27 e Giovedì 28 Maggio 2026
A Isiro abbiamo due comunità comboniane, una è questa di Sant'Anna dove sono io e l'altra, Magambe, a 3 km.
È una comunità di formazione, un seminario che accoglie i giovani che chiedono di diventare comboniani. La formazione dura un anno.
Attualmente ce ne sono undici. Finita questa tappa, passano al postulato a Kisangani dove iniziano lo studio della filosofia.
Il superiore di Magambe, p. Michel, un giovane congolese, mi aveva chiesto qualche settimana fa di predicare un ritiro per questi giovani. È stata per me un'esperienza molto bella e molto interessante. Vedere che ci sono ancora giovani che vogliono offrire la loro vita al Signore e alla missione è molto consolante e da speranza. Era il piano del Comboni "Salvare l'Africa con l'Africa".
- p. Eliseo
FESTA DI PENTECOSTE
Domenica 24 Maggio 2026
Questa mattina ho avuto l'onore e il piacere di celebrare nel santuario della beata Anwarite. A turno, i preti delle varie parrocchie di Isiro presiedono l'eucarestia la Domenica.
Isiro, 1 dicembre 1964, una giovane suora della congregazione delle suore della sacra famiglia di Wamba, sr. Marie-Clémentine Anwarite Nengapeta, fu assassinata per aver resistito a un tentativo di stupro. È stata dichiarata martire e beatificata da papa Giovanni Paolo II nel 1985.
Il luogo dove è stata uccisa è diventato un santuario. Prima di questo fatto era l'abitazione di un commerciante.
Nel cortile tra il magazzino e l'abitazione, il colonnello che si era invaghito di lei, pieno di furore per il rifiuto della suora, con pugni, schiaffi e con il calcio del fucile colpisce suor Clementina e alla fine, impugnando la pistola, la uccide.
Prima di perdere completamente i sensi e percependo di avvicinarsi alla morte, sr Anwarite trova la forza di perdonare il suo carnefice: "Ti perdono... non ti rendi conto di quanto stai facendo... il Padre ti perdoni!"
Una testimonianza straordinaria, nella quale appare con forza la potenza dello spirito Santo e oggi, festa della Pentecoste, il magazzino trasformato in cappella-santuario è strapieno di fedeli che ringraziano e invocano l'intercessione della beata. Il sangue dei martiri è fermento di nuovi cristiani. Vieni Santo Spirito.
- p. Eliseo
“Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli”
(Mt 28,19)
Domenica 17 maggio 2026
Il Vangelo di oggi, la conclusione del vangelo di Matteo, riporta le ultime parole di Gesù ai suoi discepoli: “Andate in tutto il mondo … Ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”. Sono parole che si sono realizzate e si stanno realizzando.
In Europa ci lamentiamo che le Chiese sono sempre più vuote, L’Europa che un tempo era il cenacolo dove sono nati grandi movimenti missionari, grandi congregazioni missionarie, da dove sono partiti i grandi evangelizzatori, pensiamo a San Francesco Saverio, San Daniele Comboni e migliaia di tanti altri. In Europa, ma non mi addentro su questo argomento, sta nascendo qualcosa di nuovo, perché lo Spirito continua ad agire, e interessante a questo proposito è l’aumento in Francia di gente che chiede il battesimo. “Non siamo più in un epoca di cambiamenti, ma in un cambiamento d’epoca”, come diceva Papa Francesco.
In Africa c’è una chiesa giovane, formata da giovani, e lo si vede dappertutto. Anche a Rungu, dove sono stato invitato per celebrare l’Eucarestia, ho visto una chiesa giovane e piena di entusiasmo. Già al mattino presto, c’era un via vai di chierichetti, di coristi, di gente che spolverava i banchi, ma tutto era pronto alle 7 per cominciare l’Eucarestia. Chiesa strapiena. Entrando in chiesa, ero un po’ emozionato. Ringrazio il Signore per avermi dato questa bellissima opportunità.
Nell’omelia, chiaramente centrata sulla festa dell’Ascensione di Gesù al cielo, ho anche ricordato delle persone speciali che sono già presso il Signore, persone che per me sono state importanti, che mi hanno aiutato nel periodo che ero a Rungu, per conoscere meglio la mentalità, la cultura, per meglio annunciare il vangelo. Ne cito qui solo uno di loro: Papà Thomas Tshembete.
Era il cuoco della missione, ma nel 1912 chiede di diventare cristiano e di essere battezzato. Diventa catechista, la moglie muore e lui si dedica a tempo pieno per l’evangelizzazione, fondando parecchie cappelle. Maman Elodie lo ricorda cosi: “Non mi stupirei se fosse introdotta la sua causa di beatificazione, perché è stato il padre fondatore di tante comunità cristiane nei villaggi, che ha sempre seguito con grande generosità e impegno per alimentarne la fede. Resterà sempre nel cuore di tutti noi come esempio di vita dedicata agli “Affari del Signore”. Per questo i padri e la gente l’hanno voluto sepolto all’angolo esterno del presbiterio della chiesa parrocchiale perché è il pilastro della nostra fede”. https://www.comboniani.org/maman-elodie-e-le-mamme-cattoliche/
Anch’io ho avuto la possibilità di conoscerlo, quando ero a Rungu nel 1979 come novizio, per lo studio del lingala, la lingua parlata in questa zona. Ricordo la sua tenacia di venire ogni giorno in chiesa, lentamente, appoggiato a un bastone. Arrivava verso le 10 del mattino, quando il sole era un po’ alto. Prima non ce la faceva, sia per il freddo mattutino che per l’umidità. Un missionario lo aspettava per fargli la comunione. E ritornava contento nella sua casetta poco distante dalla missione.
Dopo aver ricordato queste persone che sono stati per me come degli angeli custodi, ringrazio il parroco e tutta la comunità cristiana di Rungu. La celebrazione continua, la corale ci mette corpo e anima, e anche voce … ma al momento della consacrazione, silenzio assoluto, e dopo la comunione, la grande sorpresa: il parroco mi fa sedere davanti all’altare e la gente viene con i doni che aveva preparato per me, prima di tutto due sdraie, una con il mio nome, ananas, galline, banane e … Ho un nodo alla gola, finita la processione, dico loro che sono commosso per questo grande gesto di amore. Sono le 11 e un quarto, la messa termina con un canto alla Vergine Maria. Sudato, contento e emozionato.
Veramente, “Io sono con voi, tutti i giorni …” Grazie Signore. - p. Eliseo
Maman Elodie e le mamme cattoliche
Le mamme cattoliche non perdono occasione per dare il loro prezioso contributo concreto e fraterno in ogni occasione. Ecco che oggi per far festa a noi e ai nostri ragazzi in formazione per un cammino vocazionale, sono venute qui nella nostra comunità di Magambe. Mamà Elodie le ha sensibilizzate e hanno fatto una colletta tra loro per poter acquistare prodotti alimentari, non solo per noi ma anche per la comunità comboniana che è in parrocchia a Sant’Anna. Da brave mamme, che in cucina ci sanno fare con estro e arte, si sono messe subito al lavoro con entusiasmo e gioia. In un momento di pausa, colgo l’occasione per intervistare mamà Elodie, il perno del gruppo.
Maman Elodie so che vieni da Rungu la prima missione dei Comboniani in Congo. Cosa mi racconti di te e delle tue origini?
Il mio nome completo è Donia Elodie Bazileyo. La mia famiglia è Zande e sono nata nel grosso villaggio di Niangara e nella nostra lingua “Bazileyo” vuol dire“papà sta in un luogo fresco” come all’ombra di un albero o di una capanna. Papà era direttore delle scuole e fu inviato dalla coordinazione diocesana per dirigere la scuola a Rungu. Così, nel 1975, tutta la famiglia si spostò a Rungu. Quando arrivammo a Rungu avevo un anno ed è qui che sono cresciuta. Papà e mamma, si erano sposati in chiesa ed ebbero sette figli tre ragazze e quattro ragazzi. La mamma era impegnata a tempo pieno in casa con la “truppa” dei figli e con il lavoro dei campi. I miei genitori sono morti a Rungu: il papà per primo nel 1990 e dopo sette anni anche la mamma. Sono sepolti a Rungu. Ho perso anche uno dei fratelli.
Rungu allora era la prima tappa per i Comboniani quando arrivarono per la prima volta in Zaire. Io stesso giunsi a Rungu per lo studio del Lingala e degli usi e costumi locali, nel 1980 quando avevi solo sei anni. Il parroco era P. Venanzio Milani che ricordo teneva in grande considerazione tuo papà come uomo saggio e capace e lo citava spesso.
Ero piccola e ricordo padre Venanzio perché ne parlavano spesso anche dopo diversi anni. Di lui, mi è rimasto impresso il ricordo che durante le celebrazioni in “rito zairese” portava in testa il cappello dei capi con le piume dei falchi e tenendo in mano la “likonga” (lancia tradizionale). Erano celebrazioni sentite, vivaci e riche. Ed è vero che P. Venanzio e mio papà si stimavano a vicenda.
Cosa è successo a te?
A Rungu ho fatto le elementari e le superiori nell’Istituto Kiwanuka. Nel 1995 incontrai tatà Nandra che è originario di Gombari. La sua famiglia aveva seguito tatà Thomas Tshembete. Devo per forza aprire una sia pur brevissima parentesi per parlare di questo santo e bravo catechista che ha seminato la fede cristiana sia a Rungu che in numerosi villaggi di “brousse” (di foresta). Lui, cristiano e ex “Kapita” (gerente per conto di un commerciante) originario di Gombari, avendo saputo che i Padri Domenicani erano giunti a Rungu ed essendo stata chiusa la missione di Gombari, decise di raggiungerli per aiutarli. Era sposato con mamà Laurence, che era una ex schiava, ma non avevano figli, In un primo tempo tatà Tshembete divenne loro giardiniere. I Padri si accorsero della sua fede profonda e della sua testimonianza di vita, per questo lo scelsero e formarono come catechista e lui si dedicò con grande entusiasmo e capacità agli “Affari di Dio” come lui li chiamava. Con mamà Laurence non ebbero figli neanche a Rungu, o meglio, ne avevano moltissimi, perché tutti i bambini di Rungu amavano tatà Thomas e mamà Laurence, che erano sempre accoglienti e curavano il loro cammino di fede. Tatà Thomas era il consigliere di tutti: autorità, capi, gente dei villaggi e religiosi. stimato, apprezzato, amato e ricercato. Morì in ottobre del 1980 quando avevo sei anni e lo ricordo vagamente per aver ascoltato le testimonianze dei miei gentori e di tantissima gente, non solo a Rungu.
Arrivato in Zaire alla fine di Agosto del 1980, anch’io ebbi la fortuna, meglio il dono, di conoscere Tatà Thomas, quando arrivai a Rungu, per lo studio del Lingala. Veniva in parrocchia camminando a fatica appoggiandosi al suo bastone. Non mancava di darci qualche consiglio prima di entrare in chiesa e mettersi in preghiera davanti al tabernacolo.
Non mi stupirei se fosse introdotta la sua causa di beatificazione, perché è stato il padre fondatore di tante comunità cristiane nei villaggi, che ha sempre seguito con grande generosità e impegno per alimentarne la fede. Resterà sempre nel cuore di tutti noi come esempio di vita dedicata agli “Affari del Signore”. Per questo i padri e la gente l’hanno voluto sepolto all’angolo esterno del presbiterio della chiesa parrocchiale perché è il pilastro della nostra fede.
Forse tatà Tshembete ha messo una parolina al Signore perché tra te e tatà Nandra scopiasse la scintilla…
In effetti ci innamorammo e nel “95, con la benedizione di mia mamma, ci siamo sposati in chiesa. La nostra ora è una bella famiglia alietata dalla nascita di tre figli: Regina, Speranza e Mosé. Ora siamo nonni perché Regina ha avuto Rosy, poi Esperance a suo turno, Daniel.
Eri ancora a Rungu durante la guerra tra i soldati di Kabila e compagni contro quelli di Mobutu in ritirata. Come hai vissuto questi avvenimenti.
Avevo mia figlia Regina ancora bebé e naturalmente avevo paura che succedesse qualcosa. Noi sorelle e altre persone, per evitare il peggio siamo fuggite in foresta andando nel villaggio di Nekotoro. Essendo in foresta e lontano dalla strada principale, avevamo previsto che da quella parte i militari non sarebbero entrati. Il parroco era P. Carlos Neves. I primi militari che arrivarono sequestrarono la macchina che P. Eliseo aveva lasciato in missione. Con questa macchina giunsero fino a Nangazizi facendo solo 25 km, e li la macchina ebbe un guasto e non riuscendo più a utilizzarla l’abbandonarono. Noi, ritornata la pace, nel 2005 lasciammo Rungu e scendemmo a Isiro dove potei terminare gli studi e ottenere il diploma. Ho trovato subito impiego come insegnante alle elementari, e poi al Liceo.
Quali altri impegni hai trovato a Isiro?
Dal 2016 al 2018 fui eletta deputato all’Assemblea Provinciale qui a Isiro, per difendere i diritti e appoggiare le domande della gente del nostro territorio. E’ come essere difensore della tua gente. In questo lavoro non trovai grandi difficoltà, tutto procedeva con la calma collaborando bene con la gente. Come cristiana sono impegnata in parrocchia come presidente del gruppo delle mamme cattoliche, e del gruppo di protocollo per gli incontri, l’accoglienza e la ristorazione.
Ringrazio maman Elodie e tutte le mamme Cattoliche per il loro impegno e per la loro generosità e disponibilità per i loro preziosi e generosi servizi verso tutti e per la loro testimonianza di vita.
Fr. Duilio Plazzotta
IN VISITA A RUNGU
- Lisetta, Georgina, il C.O.E. e i Martiri -
18 05 2026
Carissimi tutti,
"Voi, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo" (At 1,5)
Qualche settimana fa, l’abbé Ngassa Ferdinand era venuto qui a Ste Anne per invitarmi ad andare a Rungu, la missione dove lui è parroco attualmente e dove io sono stato parroco dal 1989 al 1995.
Rungu è una missione a 65 km da Isiro. Fondata dai Domenicani belgi nel 1919, era stata affidata ai comboniani da mons. François Oddo De Wilde, domenicano, vescovo di Niangara (oggi Isiro-Niangara) nel 1963. I primi 8 comboniani, tutti espulsi dal Sudan meridionale (oggi Sud Sudan) dal governo di Khartum, si installarono nelle missioni di Ndedu e Rungu (in diocesi di Niangara).
In Congo proprio in quel periodo scoppiava, nel nordest, la ribellione “mulelista”, più nota come guerriglia dei Simba (leoni). I comboniani giunsero insomma nel paese nel momento peggiore: dall’esperienza di sofferenza del popolo sud-sudanese, si trovarono subito a condividere le sofferenze dei congolesi.
Il 1 dicembre 1964, i 3 comboniani (Lorenzo Piazza, Evaristo Migotti e fr. Carlo Mosca) che erano in parrocchia a Rungu vennero portati dai Simba sul fiume Bomokandi, a 2 km dalla missione, dove furono fucilati assieme a 3 domenicani begli. Fr Carlo Mosca, ferito ma cosciente, viene gettato nel fiume come gli altri, ma riesce a salvarsi. Il giorno dopo anche p. Zuccali verrà ucciso e gettato nel fiume Rungu. https://www.comboni.org/contenuti/116554
Tornare a Rungu per me era un’occasione per salutare la gente che avevo conosciuto e con la quale avevo lavorato, ma anche per rendere omaggio ai nostri martiri.
Per non andare solo, chiedo a un nostro studente comboniano, Andrea, di accompagnarmi. Partiamo sabato mattina 16 maggio. In un’ora siamo a Nangazizi, una missione a 42 km da Isiro, fondata dai Comboniani nel 1970, e passata al clero diocesano nel 1995. In questo villaggio aveva terminato la sua vita un grande esploratore di Rovigo, Giovanni Miani, nel 1872. https://www.polesine24.it/24/2021/12/29/news/il-grande-esploratore-che-quasi-nessuno-ricorda-piu-134658
Ci fermiamo a salutare i preti e ripartiamo subito per Rungu, arriviamo verso mezzogiorno. L’anno scorso per coprire questo percorso, Isiro-Rungu, ci volevano 5-6 ore, adesso in meno di due ore si può farlo senza correre.
Andiamo subito a salutare e a portare qualche pacchetto alle volontarie del COE (Centro Orientamento Educativo), un organismo di volontariato che opera a Rungu dal 1980. Ad accoglierci ci sono Lisetta e Georgina, che ci offrono un ottimo pranzo senza che avessimo prenotato. Ci informano che il parroco è ancora a Isiro, per questo si erano preoccupate che trovassimo qualcosa da mangiare. Il parroco invece era arrivato prima di noi, infatti per strada una moto ci aveva sorpassati e il conducente ci aveva salutati con grandi gesti, al che io ho detto ad Andrea: Deve essere un prete, senza pensare che fosse il parroco di Rungu. Non sapevamo che era a Isiro per una riunione. Ci accoglie a braccia aperte, e io mi sento un po’ emozionato, tornare nella casa dove avevo vissuto per 6 anni.
Dopo aver lasciato i nostri bagagli, andiamo a visitare i luoghi storici e significativi per noi comboniani. Prima di tutto la Chiesa. La corale, i chierichetti, … sono intenti a fare le ripetizioni per ben preparare la messa del giorno dopo. Poi ci rechiamo al ponte sul fiume Bomokandi, luogo del martirio dei padri Migotti e Piazza. Ci fermiamo a pregare davanti a un piccolo monumento-ricordo che fr Duilio ha costruito in memoria di questi confratelli comboniani e domenicani.
Tornando, facciamo una scappata alla turbina idroelettrica. “Eppur si muove”, avrebbe detto qualcuno. Si, si muove e produce elettricità perché un certo p. Paolo Tabarelli ha saputo farla funzionare. Parlare della turbina di Rungu quindi, non è possibile farlo senza citare p. Paolo. E a questo punto lascio parlare fr Duilio: https://www.comboniani.org/le-lezioni-profetiche-di-p-paolo-tabarelli/
Dopo la turbina, passiamo ancora alla casa del COE e la Lisetta ci invita a visitare il centro Ambrosoli, un centro iniziato da fr Duilio e portato avanti dai volontari del COE, per ragazzi e ragazze sordomuti. Ce ne sono più di 50 che vivono e studiano in questo centro. Quasi tutti vengono da lontano e quindi i volontari hanno costruito delle strutture per accoglierli nel migliore dei modi. Restiamo sorpresi dalla pulizia, ordine … e gioia nell’accoglierci. Senza che Lisetta ce lo dica, ci rendiamo conto della bellezza di questo centro, ragazzi e ragazze destinati a vivere ai margini della società, possono ora realizzare qualcosa che non avrebbero mai immaginato: dare un senso alla loro vita, attraverso l’apprendimento di un mestiere, sentendosi utili per la società. E Lisetta ci racconta di alcuni che hanno già lasciato il centro e grazie a quello che hanno imparato, falegnameria, taglio e cucito ecc, sono autosufficienti. Troviamo in questo centro anche due ragazzi che non sono sordomuti, ma stanno imparando il linguaggio dei segni per poter parlare con i genitori che invece sono sordomuti.
Grazie Signore per questa stupenda giornata. Grazie per tutta questa gente che rende visibile il tuo Regno, il tuo amore.
Il giorno seguente, festa dell’Ascensione, …. Il racconto continua.
P.Eliseo
LA MAMMA
10.5.2026
Carissimi tutti,
oggi Gesù ci ha fatto una promessa grandiosa: ci invierà un altro consolatore, lo Spirito di verità che sarà sempre con noi. Sempre, è una parola facile da pronunciare, ma in questa epoca, da un po’ fastidio, perché tutto sembra essere momentaneo, quello che va bene adesso, è quindi possibile che ci sia qualcuno che resti con me sempre? Ma se ci guardiamo attorno, se pensiamo alla nostra vita, quel sempre qualcuno ce l’ha mostrato chiaramente, e questo qualcuno è la mamma. E coincidenza oggi è stata (dico stata perché ormai è notte) la festa della mamma, colei che è stata con noi sempre, in particolare nei momenti difficili. E con questo vorrei rendere omaggio a tutte le mamme, anche quelle che non hanno messo al mondo figli, ma che magari stanno facendo da mamma a tanti figli che non hanno più la mamma naturale, penso alla Sr Giuditta, con 42 bambini, e a tante altre donne diventate mamme per amore ai più poveri. E penso anche a tutte le mamme che costantemente sono a servizio degli altri. Penso a Mamma Regina, sacrestana della nostra parrocchia, anziana, sciancata, ma che ogni mattina alle 5,30 apre la chiesa, sistema la sacrestia, prepara la messa, inquadra i chierichetti e tiene l’occhio puntato sui celebranti, che non ci sia niente fuori posto. E il lunedi, si mette a lavare tutti i vestiti liturgici, e gli altri oggetti della sacrestia, anche il mio camice, nonostante le abbia detto che non serve lavarlo settimanalmente. Mamma Regina ha visto con i suoi occhi, quando era piccola, la forza dell’amore, nella testimonianza di p. Bernardo Longo, prete della congregazione dei Dehoniani, e delle suore comboniane. Vi invito a leggere l’intervista che fr Duilio le ha fatto. https://www.comboniani.org/maman-regina-mbolinie-testimone-di-un-martirio/
Quanto siamo fortunati, lo Spirito Santo resta con noi sempre. - p. Eliseo
MAMAN REGINA MBOLINIE testimone di un martirio
Mamà Regina Mbolinie ha vissuto il periodo della ribellione dei Simba tra Mambasa e Nduye e ha un vivo ricordo di quei tragici avvenimenti. Ricorda in particolare Padre Bernardo Longo, missionario Dehoniano di Pieve di Curtarolo (PD), ucciso dai Simba, i ribelli “mulelisti”, il 3 novembre 1964. Padre Bernardo è stato un grande missionario santo e capace che non si è risparmiato e che è stato accanto alla sua gente fino al martirio. Ci ha lasciato un breve diario scritto tra il 20 agosto e il 17 ottobre 1964, che come qualcuno ha detto “ è stato scritto perché non rimanga nascosta una testimonianza preziosa e diretta del sacrificio di tempi durissimi, culminati con il dono della propria vita”. È auspicabile che questo prezioso diario sia ristampato e pubblicato. Padre Roberto Ardini, anche lui di Curtarolo, mi diceva che la sua vocazione missionaria, in particolare per il Congo, è nata dall’incontro e dalla testimonianza di vita di questo grande missionario.
Mamà Regina mi racconta:
Padre Bernardo aveva a cuore l’istruzione scolastica dei bambini e la formazione professionale e soprattutto quella religiosa affinché diventassero buoni cristiani. In accordo con le suore comboniane li raccoglieva nei villaggi e li portava nell’internato (convitto …suona meglio) di Nduye. Per raccogliere i ragazzini passava nei villaggi contattando le famiglie che già lo conoscevano non solo di fama. Avendo il loro accordo li caricava sul suo camion e li portava a Nduye. Andava anche lontano fino a Butembo. Non c’è da stupirsi quindi se nel convitto ci fossero settecento bambini e ragazzini. Sempre con il suo camion, padre Bernardo li riportava poi a casa loro per le grandi vacanze.
Mamà Regina, come sei giunta anche tu tra gli allievi della scuola di Nduye?
I miei genitori abitavano a Mambasa e un giorno padre Bernardo giunse a casa nostra per vedere se c’era qualche ragazzino o ragazzina da condurre a Nduye. I miei genitori furono contentissimi di affidarmi a padre Bernardo per condurmi a Nduye per il cammino di formazione scolastico religiosa. Salii sul camion assieme agli altri compagni per il viaggio di una sessantina di chilometri. A Nduye avevamo a nostra disposizione le scuole e un lungo edificio con i nostri dormitori. Eravmo divisi in due gruppi: i più piccoli e i grandicelli. Le direttrici della scuola e del internato erano le suore. Ricordo in particolare suor Rosa Calmia, egiziana. La comunità era composta da sei suore: Manuelita, Anna Clara, Ginetta, Rosa Calmia, Rosa Lamonaca, Gemma. P. Bernardo era un innamorato della Madonna, di cui aveva messo statue sia all’aperto sia all’interno degli edifici principali. Ci faveva recitare ogni giorno il rosario, cosa che facevamo con entusiasmo.
Mamà Regina, sei testimone di tutti quegli avvenimenti tragici degli ultimi giorni di P. Bernardo. Cosa ti è rimasto impresso ?
I ribelli Simba giunsero a Nduye diverse volte per rubare, uccidere, violentare e obbligare la gente a essere presente ai maltrattamenti e alle esecuzioni, inneggiare in loro favore. Chi non lo faceva o si mostrava contrario veniva ucciso. Entrarono anche nell’internato mettendoci paura. Entrarono nella casa dei padri dove rimaneva solo P. Bernardo perché il suo confratello, padre Luigi Noacco, era già rientrato in Italia passando in foresta e raggiungendo a suo rischio e pericolo, l’ Uganda. Anche Don Giacinto Toneatto ( Sacerdote “Fidei donum” diocesano di Udine) amico di Padre Bernardo, e già minacciato più volte di uccisione da parte dei Simba, passò da Nduye e seguendo sentieri di foresta si mise in salvo giungendo a suo turno in Uganda. I ribelli affrontarono padre Bernardo, domandandogli se fosse belga, disse che era Italiano. Lo presero, lo caricarono in macchina e lo portarono a Mambasa dove subi interrogatori e maltrattamenti. Fu poi riportato a Nduye.
Cosa sai del martirio di P. Longo?
Non trascorsero molti giorni che i ribelli si ripresentarono e presero P. Bernardo e le suore portando tutti a Mambasa in prigione. C’erano prigionieri altri bianchi e alcuni religiosi. Un certo Likarani, ragazzo simba che era stato allievo a Nduye, rimandato a casa per comportamenti alquanto scorretti, continuava a dire ai Simba di uccidere P. Bernardo. Lasciarono libere le suore che ritornarono verso Nduye e i cristiani a loro rischio le nascosero in foresta. Il Padre, fu dapprima giudicato da un tribunale popolare. Fu accusato di avere un apparecchio trasmittente mentre in missione non c’era che un vecchio magnetofono fuori uso. Fu condotto al bivio della strada che dalla pista principale va verso Nduye. Eravamo presenti e ci era proibito piangere o manifestare dolore. Mentre il padre pregava e pregava anche per i suoi sicari, uno di loro lo colpi con una lancia al petto, poi gli spararono una raffica e lo lasciarono morto lì in strada. Appena fu possibile un infermiere gli praticò una iniezione perché il corpo si conservasse il più possibile e fu ancora lui che il giorno dopo tolse il corpo dalla strada e lo seppellì direttamente in terra di lato al bivio della strada. Quel giorno furono uccise trentasei persone, che poi furono sepolte assieme. Questo infermiere sparì per due anni, poi quando ritornò, indicò dove era stato sepolto p. Bernardo. Si scavò e il corpo fu ritrovato, sembrava stesse dormendo tanto il corpo era ben conservato. Lo presero e portarono a Nduye per seppelirlo.
Che ricordi hai del vostro ritorno a Nduye?
Come ho detto, le suore rilasciate, si sono poi rifugiate in foresta per evitare il peggio. Quando giunsero i sodati belgi le cercarono e fecero fatica a ritrovarle portandole poi in salvo fino in Uganda e rimpatriandole in Italia. Alcune di loro fortemente toccate dalla tragedia non fecero più ritono, solo suor Anna Clara e suor Manuelita ebbero la forza e il coraggio di rientrare in Congo e riprendere il loro lavoro nelle missioni di Dungu e Ndedu. Noi allieve, ritornate a Nduye dopo il martirio di P. Bernardo, temevamo che i Simba, che fino ad allora ci avevano rispettate, inebriati da droghe e bevande, ci facessero del male. Anche i nostri genitori e la gente temevano per noi e ci consigliarono di nasconderci in foresta.
Per delle ragazzine e dei ragazzini come voi credo non sia facile vivere nascosti in foresta e trovare di che nutrirsi…
Alcune di noi conoscevano la foresta e sapevano che alcuni bianchi si erano costruiti case nelle radure fuori mano creando vari tipi di piantagioni. Queste ragazzine avevano visitato questi luoghi in precedenza. I bianchi erano riusciti a fuggire lasciando case e terreni vuoti. Nei loro campi ben coltivati e abbandonati trovammo abbondantemente di che nutrirci. C’erano anche delle galline. Restammo in foresta per sette mesi, e nessuno sapeva niente di noi. I miei genitori pensavano che fossi morta, tanto che pensavano di fare la “matanga” (veglia funebre). Un giorno ci scoprì un ragazzo nostro amico che corse a dare la notizia ai miei genitori dicendo loro che ero viva e che stavo bene. Anche i miei fratelli si erano nascosti in foresta in altri luoghi. Saputo che la situazione era ritornata tranquilla siamo, uscite disorientate, e siamo rientrate nelle nostre famiglie.
Che ricordo voi conservate di padre Bernardo ?
Padre Bernardo resterà sempre nei nostri cuori e nei cuori della gente di Nduye, non solo per la sua bontà, le sue grandi capacità, anche tecniche, per il suo amore alla Madonna, ma anche perché ha avuto a cuore la nostra formazione affinché crescessimo come brave cristiane e come persone capaci di guardare avanti con fiducia in Dio che ci è Padre e che si prende cura di noi in ogni situazione.
Mamà Regina oggi sei mamma e nonna pluridecorata e amata. Con tuo marito Antoine, che ora è già in Paradiso, vi siete resi disponibili per essere catechisti responsabili delle comunità cristiane successivamente in diversi villaggi e che ancora oggi nonostante i problemi di salute sei la più fedele delle sacrestane e mamme catechiste per i bambini della nostra parrocchia di Sant’Anna. In tutto questo vedo riflessi in te tutta l’attenzione e l’amore che P. Bernardo ti ha trasmesso per formare te e le tue compagne ad essere sante e brave cristiane. Ti ringrazio di cuore per la tua testimonianza di vita.
Fr. Duilio Plazzotta
RIVIVIAMO IL VIAGGIO APOSTOLICO DI PAPA LEONE XIV° IN AFRICA . Dal: 13 al 23 Aprile 2026 - ALGERIA - CAMEROUN - ANGOLA e GUINEA EQUATORIALE
Io sono la via, la verità e la vita
03 05 2026
Disse Gesù a Tommaso: “Io sono la via, la verità e la vita”. Gv 14,6.
È il vangelo di oggi, quinta domenica di Pasqua, un vangelo che ogni volta che lo ascolto mi ricorda il giorno della mia ordinazione, nella chiesa di Stallavena, 7 febbraio 1982. Per l’occasione, gli amici avevano posto questa frase di Gesù in alto sul presbiterio: “Io sono la via, la verità e la vita”.
Oggi ero in visita alla cappella di BALA, a una quindicina di Km da Isiro. Avevo chiesto a fr Duilio se voleva venire, visto che è molto conosciuto dalla gente, perché aveva aiutato a costruire la chiesa, utilizzando tra l’altro delle barre in ferro per sostenere il tetto, e non di legno, cosa che il catechista me l’ha fatto rimarcare subito, dicendomi che quel tetto era a prova di uragani. Assieme a fr Duilio e venuto anche Samuel, ha colto cosi l’occasione per incoraggiare la gente a partecipare ai corsi di formazione che lui sta organizzando in tutta la diocesi, corsi per fare il sapone, taglio e cucito, falegnameria ecc.
Arrivati verso le 8, siamo stati accolti dai catechisti, ai quali mi sono fatto raccontare la vita della cappella, organizzazione, catechesi, e altro. Tra l’altro il più anziano di loro, Mathieu, ci ha detto che i primi Belgi , all’inizio della colonizzazione, si erano installati proprio in questa zona. Gli abitanti di Isiro, che allora era un piccolissimo villaggio, volevano invece che i Belgi si installassero nel loro villaggio. E così, racconta sempre il catechista, hanno fatto in modo (non so attraverso quale stregoneria) che cadessero fulmini in quantità sul villaggio di Bala e dintorni, in modo da spaventare i Belgi, i quali, di fatto, dopo che un fulmine era caduto sulla prigione, uccidendo tre prigionieri, decisero di abbandonare il villaggio e di andare a Isiro. Da quel giorno anche i fulmini si calmarono. Dopo questi discorsi, che io ho ascoltato senza commentare, tanta gente è venuta a confessarsi, soprattutto ragazzi. E l’orario? Nei villaggi non si è legati all’orario, la preghiera, quando non c’è il sacerdote, praticamente quasi ogni domenica, comincia alle 9, non precise. Quando invece c’è la presenza di un prete, inizia quando tutto è preparato e soprattutto quando le confessioni sono terminate. Questa mattina erano le 10 quando abbiamo iniziato l’Eucarestia. C’è un proverbio che dice : gli Occidentali hanno l’orologio e gli Africani il tempo.
A me piace celebrare nelle cappelle, in particolare per l’omelia, si può dialogare, chiedere, far intervenire qualche testimonianza, cosa che è difficile fare nelle grandi chiese. Anche nel vangelo di oggi, Gesù dialoga e risponde a due domande, quella di Tommaso: come possiamo conoscere la via? E quella di Filippo: Mostraci il Padre.
Chiaramente anche per l’Eucarestia non c’è fretta, anzi, per quello che si ama il tempo è sempre poco. Il Signore è la via per la buona destinazione, la verità che rivela l’Amore di Dio e la vita che non ha fine.
Un abbraccio a tutti. - p. Eliseo
01 05 2026
Noi stasera abbiamo festeggiato i 50 anni di voti perpetui di fr Duilio. Bella festa. Verrà in Italia fra venti giorni.
Assemblea annuale COMBONIANI DEL CONGO
25 04 2026
“Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt 18,20)
Nel precedente messaggio avevo accennato dell’assemblea a Kisangani, aggiungo qualche altro dettaglio.
Una volta all’anno, tutti i comboniani che lavorano in Congo sono invitati a partecipare alla Assemblea Provinciale.
Attualmente in Congo siamo 67 comboniani, poco più della metà congolesi e gli altri di 9 nazionalità (16 italiani). Da tener conto che il Congo è grande 8 volte l’Italia e noi siamo sparsi dalla capitale fino al nordest in 13 comunità. Ecco, domenica sera 19 aprile, abbiamo iniziato questa assemblea, con la presenza del padre generale, p. Luigi Codianni, e il suo assistente p. Elias Sindjalin. Chiaramente non tutti i comboniani sono venuti, ma una forte rappresentanza, 41, compreso qualche studente, a nome dei 34 giovani comboniani congolesi che stanno studiando teologia per diventare missionari.
Lunedi mattina l’arcivescovo di Kisangani, Mons Marcel Utembi, ha presieduto l’Eucarestia, dopo di che siamo entrati nella fase dell’ascolto, prima di tutto dell’ascolto della chiesa locale, e ancora Mons Marcel ha fatto presente quello che la chiesa congolese chiede ai Comboniani, poi all’ascolto del superiore provinciale P. Justin Kakule, che ha fatto una panoramica sulla situazione della provincia, infine all’ascolto dei tre segretari provinciali, dell’economia, della formazione e della missione.
Martedi mattino ogni comunità si è presentata. E’ stato molto interessante conoscere come vivono le varie comunità, esperienze diversissime, chi in parrocchia, chi nei seminari, chi con i pigmei, chi nell’animazione missionaria, chi nei mass-media … Nel pomeriggio la commissione che ha preparato l’assemblea ha fatto una sintesi del questionario che era stato inviato a tutte le comunità, sulla vita spirituale e fraterna.
Mercoledi, il padre generale e il suo consigliere hanno preso la parola, per presentare la situazione della congregazione e le sfide che ci interpellano, sottolineando vari punti che interessano i comboniani in Congo: la formazione, l’aspetto economico, l’evangelizzane, i poveri, l’ecologia ecc. e anche sul processo per unire tutti i comboniani di lingua francese (Congo, RCA, Ciad, Togo e Benin)
Verso sera abbiamo vissuto un momento molto profondo: la celebrazione della riconciliazione. Il tema dell’assemblea era: «Riconciliati con il Cristo, per costruire l’unità e la pace nella verità». Anche tra di noi non sempre c’è armonia e fraternità, ma il Cristo è morto e risorto per darci la grazia di vivere nell’amore reciproco. Guardando Lui, non possiamo più vedere gli altri come nemici ma come fratelli che Dio ci ha messo accanto per il nostro bene. Allora la fraternità sarà possibile: Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro. Una serata di allegria ha concluso la giornata.
Giovedi, mons Leonard Ndjadi, vescovo ausiliare di Kisangani, comboniano e ex superiore dei Comboniani in Congo, ha presieduto l’Eucarestia, mettendo l’accento, nella sua omelia, sull’importanza di restare sempre all’ascolto del Comboni, per non perdersi in cose che non sono strettamente missionarie. Il resto della giornata è stato dedicato al discernimento e alle proposte su vari aspetti della nostra vita missionaria.
Giovedi sera Mons Leonard è tornato per partecipare alla presentazione del libro: “Retirez vos mains du Congo! Cessez d’étouffer l’Afrique” - ( Giù le mani dal Congo! Smettetela di soffocare l'Africa! ) scritto da un nostro confratello, p. Canisius, in particolare sul discorso che papa Francesco aveva pronunciato a Kinshasa quando era venuto nel gennaio del ’23.
Nella mattinata del venerdi, si sono tirate delle conclusioni, con l’aiuto del padre generale e provinciale. Prima di pranzo abbiamo ringraziato il Signore con una solenne celebrazione eucaristica.
Devo aggiungere che oltre a sentirmi a mio agio durante l’assemblea, mi sono anche divertito a pescare nel laghetto, che c'è nel giardino di casa nostra.
Non essendoci stati aerei ieri pomeriggio per tornare alle nostre missioni, oggi, 25 aprile, festa di san Marco, ci siamo ancora ritrovati tutti assieme. E abbiamo sentito ancora più profondamente l’appello del Signore: “Andate in tutto il mondo, annunciate il Vangelo ad ogni creatura ….”. E’ il vangelo di oggi, festa di san Marco. Mentre vi scrivo, alcuni confratelli stanno partendo, altri partiremo domani.
E la missione continua …. - p. Eliseo
22 04 2026
Buona giornata. Stamattina prima dell'assemblea sono andato a rilassarmi facendo un po' di pesca, in un piccolo laghetto qui in casa San Giuseppe a Kisangani.
Kisangani 20.4.2026
Ricorre oggi il 33° anniversario della nascita al cielo di don Tonino Bello, vescovo di Molfetta. Don Tonino, quel 20 aprile 1993, non aveva più la forza di parlare, era stanco e soffriva, ma aveva il suo sguardo rivolto verso il quadro della madonna delle Grazie. All'annuncio della sua morte qualcuno ordinò: «Suonate le campane!». Don Tonino entrava in paradiso accompagnato dal suono a festa delle campane. All’udire il suono delle campane la gente capì, e solo dopo pochi attimi si riversò nei pressi del Palazzo Vescovile.
Per molti don Tonino Bello è considerato già un santo.
Per noi comboniani don Tonino è sempre stato un punto di riferimento, un sostegno, un compagno di viaggio.
Proprio oggi noi Comboniani del Congo abbiamo iniziato l'assemblea annuale. Siamo riuniti a Kisangani per 5 giorni.
L'arcivescovo del posto, Mons Marcel Utembo ha presieduto l'eucarestia nella cappella del postulato (seminario filosofico, dove sono presenti una trentina di giovani in cammino per diventare comboniani).
Presente a questa assemblea anche il p. Generale p. Luigi Codianni e il consigliere generale p. Elias Sinjalin, incaricato dei Comboniani che lavorano nelle zone francofone, Congo, Centrafrica, Ciad, Togo e Benin.
Che Don Tonino interceda per noi. - p. Eliseo.
SAMUEL, LA SCUOLA , L'ORFANOTROFIO e I CENTRI DI FORMAZIONE
18 04 2026
Nel 2014, quando arrivai a Butembo, trovai, tra i candidati a diventare fratelli comboniani, un giovane di Isiro, di nome Samuel. Siccome io avevo un altro gruppo di giovani da seguire, con Samuel non avevo tanti contatti, vedevo comunque che era un ragazzo disponibile, accogliente con le persone che visitavano la nostra comunità. Dopo tre anni di seminario però, decise di tornare a casa. Da allora non ho più avuto sue notizie. Il mese scorso, qualche giorno dopo il mio arrivo a Sant’Anna, p. Anatole mi informa che c’è un signore che vorrebbe incontrarmi. “E’ uno che tu conosci, mi dice p. Anatole, ed è stato incaricato dal Vescovo di Isiro di coordinare le attività caritative e sociali della diocesi”.
Prima ancora che il Vescovo lo nominasse, Samuel, di sua propria iniziativa, aveva aperto dei piccoli centri di formazione, scuolette di falegnameria, corsi per fabbricare il sapone, scuole di taglio e cucito …
Sentendo che ero arrivato a Isiro, ha voluto vedermi per avere dei suggerimenti per le sue attività e anche per vedere se come comboniani possiamo incentivare queste iniziative.
Gli ho chiesto di poter visitare qualche centro da lui aperto. “Prima però passiamo dall’ufficio che il Vescovo mi ha dato”. Ci siamo accordati per mercoledì 15 aprile. Arrivati, una decina di persone ci aspettavano, ognuno si presenta, tutti collaboratori di Samuel, volontari, pieni di voglia di fare, ma un po’ bloccati dalla scarsità di mezzi.
Li vicino, in una scuola delle suore domenicane, visitiamo uno dei centri aperti da Samuel, in una stanza ci sono una decina di macchine da cucire, appartengono alla scuola, ma la suora direttrice le mette a disposizione nel pomeriggio per le donne che vogliono imparare a cucire sotto la guida di qualche volontario/a del gruppo di Samuel. Vedo che il supporto di queste macchine è un po’ originale. La suora mi spiega che è fabbricato sul posto, con materiale del posto.
La suora direttrice poi mi informa che dietro la scuola c’è un orfanatrofio e mi fa strada. Mi viene incontro un’altra suora, un volto conosciuto tanti anni fa, Suor Gwende, ci salutiamo come si salutano i vecchi amici dopo anni che non si vedono, e tra l’altro mi dice che è lei la responsabile dell’orfanatrofio.
29 bambini/e da 0 a 12 anni. Quelli che frequentano la scuola non ci sono, torneranno nel primo pomeriggio, i piccolini sono là, non credo ai miei occhi, cinque o sei su una grande coperta, chi dorme, chi piange, chi mi guarda ma senza piangere, altri in giro per il cortile. Resto lì a guardarli, incredulo e incantato, non ho parole, mi vien voglia di coccolarmeli. Sr Gwende mi racconta la storia di qualcuno, storie dolorose, finite positivamente grazie alla presenza di queste suore. Donne di Dio.
«Dio non ci ha mai abbandonato», ha assicurato ieri il Papa nella cattedrale di Bamenda in Camerun, in questa regione si contano più di 6mila morti; un milione di sfollati; i rapimenti per alimentare la lotta armata; i bambini senza più scuola usati come esche. E ha continuato “Fratelli e sorelle, siate il sale che dà continuamente sapore a questa terra .. Siate come olio versato sulle ferite dei vostri fratelli e sorelle". E questo olio versato l’ho visto anch’io nella testimonianza di queste suore domenicane in un orfanotrofio sconosciuto, ma non abbandonato. Il bene non fa rumore, ma c’è. – p. Eliseo
CAPPELLA DI BELI
- 5 BAMBINI e 22 RAGAZZI HANNO RICEVUTO IL BATTESIMO
33 RAGAZZI E ADULTI SI SONO INCONTRATI PER LA PRIMA VOLTA CON GESU' EUCARISTIA
" BEATI QUELLI CHE PUR NON AVENDO VISTO CREDERANNO! "
13 04 2026
Carissimi tutti,
“Beati quelli che pur non avendo visto crederanno!”. E’ stupenda questa espressione di Gesù, ci consola e ci dà coraggio. E’ la risposta che Gesù ha dato a Tommaso, ma che è indirizzata a tutti, espressione che San Pietro riprende nella sua prima lettera al capitolo 1 (vv 8-9): “Voi lo amate, pur senza averlo visto; e ora senza vederlo credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre conseguite la mèta della vostra fede, cioè la salvezza delle anime”.
Ed è la gioia che ho visto ieri, seconda domenica di Pasqua, festa della Divina Misericordia, nella gente della cappella di Beli, a una ventina di chilometri da Isiro, una gioia scaturita dall’Eucarestia profondamente vissuta durante la quale 5 bambini e 22 ragazzi hanno ricevuto il battesimo, 33 ragazzi e adulti si sono incontrati per la prima volta con Gesù eucarestia. E quando si sperimenta la presenza del Signore, anche il tempo non ha più “orario”, i canti sono appena sufficienti per esprimere ciò che si sente e la comunità diventa famiglia. Un cuore solo e un’anima sola, come diceva la prima lettura di ieri.
“Beati quelli che pur non avendo visto crederanno!”. E’ vero che non abbiamo visto Gesù, ma vediamo i segni della sua presenza e questo è come vedere Gesù. Grazie Signore. _ p. Eliseo
UN RITORNO PER SERVIRE LA RD CONGO
NIGRIZIA - APRILE 2026 . Intervista a padre Eliseo Tacchella
RIFLESSIONE POST PASQUALE :
" CRISTO E' RISORTO ... VERAMENTE E' RISORTO "
08 04 2026 –
Carissimi tutti,
dalla notte di Pasqua fino all'Ascensione i cristiani ortodossi di tutto il mondo al posto di darsi il buongiorno o la buonanotte, si salutano dicendo “Cristo è risorto” cui si risponde: “veramente è risorto” E questa tradizione antichissima è ancora oggi fermamente presenta nella vita di tutti gli ortodossi.
Questo saluto è un inno alla vittoria, alla felicità, alla grandiosa promessa di cui siamo eredi, la vittoria di Cristo Gesù sulla morte e sul peccato. E' anche una vera e propria confessione di fede: Cristo, nostro Dio, è risorto. Infatti, come dice l'Apostolo Paolo: Ma se Cristo non fosse risuscitato, allora sarebbe vana la nostra predicazione e vana anche la vostra fede. (1 Cor. 15,14)
Noi cattolici invece siamo abituati a salutarci con “Buona Pasqua”. E purtroppo questo saluto si limita alla festa di pasqua e poi si ritorna al Buongiorno, buonasera.
In questi giorni sto seguendo con interesse e con gioia i vari interventi di papa Leone XIV, ringrazio il Signore per la parola chiara con la quale si schiera contro ogni tipo di guerra e di violenza e invita, chiede ai potenti e a ciascuno di noi di cambiare rotta: «Ogni autorità dovrà rispondere davanti a Dio del proprio modo di esercitare il potere ricevuto: il potere di avviare una guerra o di terminarla, il potere di educare alla violenza o alla pace, il potere di alimentare il desiderio di vendetta o quello di riconciliazione, il potere di usare l’economia per opprimere i popoli o per liberarli dalla miseria, il potere di promuovere e difendere la vita oppure di rifiutarla e soffocarla» (commento alla prima stazione, venerdi santo). E nella prima benedizione Urbi et Orbi del suo pontificato ha insistito: “Chi ha in mano armi le deponga! Chi ha il potere di scatenare guerre, scelga la pace!”
E come voi sapete, di armi ne girano in Africa, soprattutto per il controllo delle miniere.
Papa Francesco, quando aveva visitato il Congo aveva gridato: Giù le mani dalla Repubblica Democratica del Congo, giù le mani dall’Africa! Basta soffocare l’Africa: non è una miniera da sfruttare o un suolo da saccheggiare. L’Africa sia protagonista del suo destino! Il mondo faccia memoria dei disastri compiuti lungo i secoli a danno delle popolazioni locali e non dimentichi questo Paese e questo Continente. L’Africa, sorriso e speranza del mondo, conti di più: se ne parli maggiormente, abbia più peso e rappresentanza tra le Nazioni!”
Un discorso magnifico, un programma chiaro, un messaggio per tutti, per noi in particolare, … dell’Africa se ne parli maggiormente.
E spero che i campionati mondiali di calcio siano anche quelli un'occasione per conoscere di più l’Africa. Quest’anno saranno 10 le squadre africane, tra le quali anche la Repubblica Democratica del Congo, che parteciperanno ai campionati mondiali, il doppio dei precedenti campionati. È un bel segno.
È più di un mese che sono in Africa, e vi assicuro che sento veramente una voglia di crescere nella gente, non sento rassegnazione, nonostante i massacri ancora in atto, in particolare nelle zone minerarie, nonostante le politiche più centrate su se stesse che sul bene della gente. E l’ho sentito forte in queste liturgie festose della Pasqua. Quindi coraggio, il Comboni aveva come programma: “SALVARE L’AFRICA CON L’AFRICA”, credo che dal cielo stia gioendo, il suo piano si sta sempre più realizzando.
Cristo è risorto, si, è veramente risorto. - p. Eliseo
E' LA PASQUA DEL SIGNORE
04/04/2026 _ Sera della vigilia di Pasqua
( ore: 18,16) - Sta piovendo alla grande... Speriamo che si calmi, fra un po' dovremmo iniziare la grande messa.
( ore: 23,52) - Qui la pioggia è finita presto. Ci ha rinfrescati e abbiamo cominciato come previsto. Buona Pasqua e buona notte.
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05/04/2026_ S.Pasqua
Messa di ieri sera, rinnovo delle promesse battesimali.
25 giovani e adulti hanno ricevuto il battesimo + 8 prime comunioni di adulti.
BUONA PASQUA.
Fin che c'è speranza c'è vita
04 Aprile 2026 - Sabato Santo
"Fin che c'è vita c'è speranza, no, dice Papa Francesco, fin che c'è speranza c'è vita"
Sabato Santo. La vita è stata stroncata. L'albero rigoglioso abbattuto, "era necessario che tutto questo accadesse, dirà ai discepoli che lo incontrano a Emmaus,
infatti il lumicino della speranza nonostante la potenza delle tenebre è rimasto acceso.
Si. Gesù è morto, ma non era possibile che la morte lo tenesse in suo potere (Atti 2,24), anzi, morendo ha distrutto il potere della morte (Ebrei 2,14-15).
I padri della chiesa dicono che se il demonio fosse stato certo che Gesù sarebbe veramente morto, avrebbe fatto di tutto per non lasciarlo morire. Perché morendo e risorgendo Gesù ha distrutto il suo potere.
E giovedì e ieri abbiamo celebrato l'amore, l'amore eterno.
Oggi respiriamo la speranza e la speranza non delude, Cristo è vivo e cammina con noi, sempre. A Lui la lode e la gloria nei secoli.
Che lo Spirito del Cristo risorto possa circolare nelle vostre vene, riempire di gioia la vostra vita, e rendervi costruttori di pace.
Cristo è risorto. Si , è veramente risorto.
- Sono tre settimane che sono qui a Isiro e sto riscoprendo tante cose conosciute e scoprendo cose nuove, come l'inizio della celebrazione di ieri, venerdì santo. La celebrazione inizia in silenzio e l'annunziatore ha chiesto a tutti di mettere le mani sulla testa come segno sia di dolore, di tristezza ma anche di presa di coscienza degli sbagli fatti.
Queste mani saranno poi rivolte al cielo con la preghiera del Padre nostro e rivolte al mondo per portare la pace.
Buona e santa Pasqua. p. Eliseo
GLI AUGURI DI PASQUA 2026 DEL VESCOVO DI VERONA
A TUTTI I MISSIONARI VERONESI NEL MONDO
- 30 Marzo 2026 -
Questo ieri a Sainte Anne
...E stamattina grandi pulizie
Qui stiamo preparando la grande Festa delle Palme
26 Marzo 2026
" Quando entrate in un casa dite: pace a questa casa".
Questa mattina p. Claudino mi ha accompagnato a visitare qualche CEV (comunità ecclesiali viventi). Ce ne sono 15 nella nostra parrocchia. Ogni CEV ha la sua chiesetta, che serve anche come luogo di incontro, di formazione, oltre che di preghiera.
Christ Roi (Cristo Re) è il nome della prima che abbiamo visitato. Stanno facendo dei lavori per ampliarla.
Abbiamo incontrato il responsabile (Moyangeli), e altri membri del consiglio, e tanti bambini. Tutti contenti per la nostra visita.
Continuando verso la CEV Bakanja (nome di un altro beato congolese, martire, frustrato dal suo padrone belga perché non voleva togliersi lo scapolare della vergine Maria che portava al collo. Bakanja morì di stenti perdonando il suo aguzzino) eravamo continuamente invitati a fermarci per scambiare due chiacchiere. E così ci siamo seduti in diversi cortili ascoltando la gente. Una signora anziana ci ha chiesto di informare i ministri dell'eucarestia che vadano da lei, fino a poco tempo prima riusciva ad andare in chiesa adesso non ce la fa più.
Un po' più avanti ci viene incontro una signora pregandoci di dare un saluto a suo marito. E rivolgendosi a me, mi dice: "Mio marito si chiama Zoro, tu lo conosci". Contentissimo di sapere che è ancora vivo, la seguo e entriamo in casa sua. Lui è seduto su uno sdraio, ci abbracciamo calorosamente. Era un autista e meccanico di fr. Tarcisio Calligaro. Quando avevamo problemi con qualche auto, fr. Tarcisio ce lo inviava a Rungu a sistemarle. Rungu, dove sono stato parroco dal 1989 al 1995 è a 65 km da Isiro.
Dopo esserci raccontati tantissime avventure di quegli anni, preghiamo e gli chiedo se possiamo fare una foto.
Mi ha fatto un grande piacere rivederlo.
Continuando verso Bakanja, un'altra signora mi ferma e mi saluta dicendomi che sono ndoi di lei.
Ndoi in lingala vuol dire omonimo. Lei si chiama Elisa (Elysée), e manda a chiamare la sua nipotina che è anche lei è ndoi.
Noi tre ndoi ci facciamo fare una foto ricordo.
Finalmente arriviamo alla CEV Bakanja. Lì ci informano che oggi in tutta la città è "ville morte".
I giovani del posto hanno indetto una giornata di protesta, nessuna manifestazione ma anche nessuna attività commerciale. Tutto chiuso per richiamare l'attenzione dei capi politici sulla situazione di violenza che sta investendo vari villaggi del Nord est del Congo.
Torniamo a casa contenti per tutte le persone che il Signore ci ha fatto incontrare.
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Grande movimento oggi pomeriggio qui a S.te Anne. Prima il ritiro per tutti predicato dal nostro parroco, p. Anatole, poi le varie ripetizioni per la preparazione della settimana santa.
24 Marzo 2026
Ciao carissimi. Tutto bene. Il nuovo impianto di internet arriverà forse venerdì. I camion vengono avanti lentamente a causa delle bande armate, che attaccano i veicoli che passano. Allora prima sondano... E poi rischiano.
Oggi è la giornata mondiale di memoria dei martiri.
Oggi ricordiamo il martirio dell'Arc. OSCAR ARNULFO ROMERO. ucciso mentre celebrava l'Eucarestia il 24 marzo 1980.
E' la giornata dei missionari e missionarie martiri.
Nel 2025 sono stati uccisi:
6 sacerdoti ,2 seminaristi, 2 catechisti in Africa.
Nelle Americhe 2 sacerdoti, 2 religiose.
In Asia 1 sacerdote, 1 laico;
In Europa 1 sacerdote.
I loro nomi sono scritti nei cieli.
La loro memoria ci prepara alla PASQUA di Cristo Il MARTIRE della Pace!
Qui a Isiro veneriamo la prima martire congolese, la beata Suor Clementina Anuarite Nengapeta, uccisa il 1 dicembre 1964, da un militare che la voleva in moglie.
In quella settimana anche 4 comboniani erano stati uccisi. Non sono stati proclamati beati, ma di fatto hanno dato la loro vita per salvare la gente.
- p. Eliseo
Arcivescovo. OSCAR ARNULFO ROMERO - Martire
Domenica 1 dicembre 2024 - Sono passati 60 anni dal martirio di tanti missionari e missionarie agli inizi degli anni ’60, in quella che è oggi la Repubblica democratica del Congo (dal 1971 al 1997 denominata Zaire). Tra loro si contano anche quattro comboniani: i padri Remo Armani, trentino, Antonio Zuccali, bergamasco di origine mantovana, Evaristo Migotti, udinese, e Lorenzo Piazza, savonese. Daniele Comboni era solito dire che “le Opere di Dio nascono e si sviluppano ai piedi della croce”. Il martirio dei quattro comboniani viene a confermare la profonda convinzione del Fondatore.
Il 1 dicembre 1964 i simba (parola kiswahili che significa leoni) uccidevano a Paulis (oggi Isiro) la beata Clementina Anuarite Nengapeta. Quel giorno venivano uccisi a Rungu (a 65 km da Paulis) i padri Lorenzo Piazza ed Evaristo Migotti. Il giorno dopo, 2 dicembre, veniva ucciso, sul ponte del fiume Rungu vicino alla missione e gettato in acqua, padre Antonio Zuccali. Il 24 novembre era stato ucciso a Paulis padre Remo Armani, il superiore dei comboniani in Congo
Sessant’anni dopo, il loro martirio può offrirci due insegnamenti: l’amore per la gente e lo spirito di fraternità. Erano in terra congolese perché sapevano che gli africani avevano solo bisogno di essere amati e aiutati a entrare anche loro nella sola famiglia di Cristo. Voler bene alla gente era la loro priorità, e la fraternità è stata il loro testamento: si sono sostenuti e aiutati l’un l’altro nella prova e nella speranza. Anche la gente li ha protetti fin che ha potuto.
- Dal sito: https://www.comboni.org/contenuti/116554
22 Marzo 2026
"La messe è grande ma gli operai sono pochi... " E qui si constata che la messe è sempre più grande, su 40 cappelle solo 5 hanno avuto la celebrazione eucarestia, che è fonte e culmine della vita cristiana, dice il concilio vaticano II°.
Questa mattina, alla cappella di Nzibeli, dove ho celebrato, ho incontrato prima della messa alcuni catechisti. Uno in particolare mi ha stupito, la sua fede, il suo impegno come catechista, la sua testimonianza fanno di luì una persona a cui si potrebbe affidare non solo la direzione di una cappella ma anche la possibilità di presiedere l'eucarestia. Forse sto andando troppo in là, ma credo che dobbiamo fare in modo che la gente possa incontrare Gesù Cristo e Gesù Cristo possa entrare nel cuore di tutti.
Vi mando qualche foto della messa di oggi. Alla fine della messa sono stati presenti 4 neonati che riceveranno il battesimo a Pasqua.
- p. Eliseo
IMMAGINI DALLA CAPPELLA DI NZIBELI
18 Marzo 2026
Ciao carissimi.
Ora a dirvi il vero, sto osservando e imparando. Qui ho trovato una comunità impegnata nella pastorale. Solo qui attorno alla parrocchia ci sono quindici CEVB (comunità ecclesiali viventi di base).
Ogni CEVB si raduna al lunedì mattina alle 6. Chiaramente chi ha tempo... Inizia con la preghiera, informazioni sulla vita della CEVB (malati, problemi, organizzazione dei giovani...), formazione sulla parola di Dio... Il tutto in un'oretta.
I preti partecipano a una o l'altra CEVB. Quindi nella chiesa centrale non c'è l'eucarestia il lunedì.
E noi ci troviamo a celebrare la sera in comunità.
Poi il giovedì, mattino o pomeriggio, le CEVB si trovano per il lavoro comunitario, pulizia della cappellina della CEVB, sistemazione della casa di qualche povero, ....
Molto organizzato è il catechismo in parrocchia e nei quartieri, molti i ragazzi catecumeni.
C'è il Rinnovamento nello Spirito che sta lavorando molto bene, la Legio Mariae che conta soprattutto persone di una certa età, i Bilenge wa mwinda ( giovani della luce) , un movimento nato in Congo per la formazione dei giovani.
I KA (Kizito Anwarite) un movimento sempre nato in Congo per la formazione dei ragazzi e ragazze.
C'è anche un gruppetto di Focolarini e tanti altri gruppi...
Qui accanto alla nostra comunità c'è una comunità di suore congolesi, un istituto nato in diocesi, di ispirazione domenicana.
Mi fermo qui per quanto riguarda la pastorale. Domenica vado a visitare una delle 42 cappelle, Nzibeli, a 27 km da qui e allora potrò darti delle informazioni sulla pastorale di brousse, cioè quella fuori, nei villaggi.
Ieri è venuto da me un ragazzo che avevo conosciuto nel 2014 a Butumbo, voleva diventare fratello comboniano, ma aveva fatto solo un anno nel nostro seminario.
Attualmente è responsabile diocesano (diocesi dì Isiro) delle opere caritative. Il vescovo gli ha dato questo incarico perché si sta dando da fare per creare dei piccoli centri di formazione, in taglio e cucito, in falegnameria, in saponeria.... Gli ho chiesto se non ha un censimento delle situazioni di povertà, sordomuti, ciechi, handicappati, ragazzi di strada...
Visto quello che abbiamo fatto a Butembo, vorrebbe che anche qui potessimo fare qualcosa.
È stato un incontro inaspettato e interessante. Inaspettato perché non avrei mai pensato che questo ragazzo potesse fare cose così belle, inaspettato anche perché non avevo avuto più nessun contatto con lui, ma Dio guida le strade di ciascuno di noi, e interessante perché si possono aprire orizzonti operativi. Il Signore ci mostrerà il suo piano.
Per questo accompagnateci nella preghiera.
Grazie mille.
Mentre sto scrivendo sta piovendo abbondantemente.
Vi mando un video. È il cortile interno della nostra comunità.
In fondo dove si vede una Land Rover bianca, c'era un garage organizzatissimo tenuto da fr Tarcisio Calligaro, una falegnameria tenuta da
fr Roberto Moser, e un laboratorio per l'elettricità tenuto da fr Nevio Calligaro, fratello di Tarcisio.
Sono stati i pilastri dell'opera missionaria. Adesso il mondo è cambiato. Coloro che hanno lavorato con loro, hanno aperto le loro attività in città. Grazie all'insegnamento di questi santi missionari.
Un abbraccio grande.
p. Eliseo
Il nostro internet aspetta... il tecnico che venga a ripararlo.
Riepilogo del lungo viaggio per raggiungere ISIRO . Parrocchia di Sant'Anna.
_ 16 Marzo 2026 - Sant'Anna
Ciao carissimi tutti e tutte.
Pace e bene
Sono arrivato a Isiro, parrocchia di Sant'Anna. Dopo un lungo ma interessante e fruttuoso viaggio.
Vi dico i posti che ho visitato:
- Kampala, ho incontrato vari confratelli e vari amici, tra i quali un veronese che vive in Uganda da più di trent'anni e ha aperto una falegnameria, poi ha iniziato a importare macchine per il legno e ha aperto più di duecento piccole falegnamerie formando i responsabili, che man mano che si sono pagati le macchine, sono diventati proprietari.
- Butembo (Congo), dove ero rimasto 4 anni. Ho incontrato la sr Giuditta, confratelli, amici, ragazzi di strada ora diventati adulti e responsabili....
Da Butembo in auto a Beni, mercoledì 11, alloggiato presso le suore Oranti. Al mattino ho celebrato l'eucarestia nella loro cappella, 26 suore, quasi tutte giovani, e le poche anziane erano contente, andare fino in parrocchia per la messa è un grande sforzo.
Giovedì 12, Beni - Bunia in aereo.
Il giorno prima l'aeroporto di Beni era partito in fiamme.
Facciamo le formalità sotto una pianta, cerchiamo di non inciampare nei pezzi bruciati per andare a prendere l'aereo.
Il pilota e propietario della compagnia aerea mi viene incontro, è un grande amico da quando ero a Butembo. Gli dico che i suoi agenti non hanno voluto farmi il biglietto, ma ho tutto in regola anche la carta d'imbarco. Mi dice che per i famigliari non ci sono biglietti.
Veramente Dio è grande.
Saliamo sul Fokker 50.
Arrivati a Bunia, incontro il vescovo emerito di Buta, abbiamo viaggiato sullo stesso aereo.
Mi chiede se ho bisogno di un passaggio, gli dico di sì. Ci sediamo a raccontarci i momenti vissuti assieme, nel frattempo la provvidenza sistema tutte le formalità e mi trovo sull'auto del vescovo, con tutti i miei bagagli. La provvidenza lavora senza che tu te ne accorga.
Accolto calorosamente dai Padri Bianchi, ci beviamo un birra fresca assieme al vescovo di Wamba.
Venerdì 13. Dopo la messa del mattino, Ted mi manda a prendere da un suo agente per decollare verso Isiro.
Anche lì, mi dicono di sedermi che per il resto ci pensano.
Dopo un po' mi dicono che la moglie di Ted, Marianne, mi aspetta vicino all'aereo. Quando ero parroco a Rungu lei era una bambinetta dell'internato (collegio delle ragazze) gestito dalla parrocchia.
Figlia di un cipriota e di una congolese, aveva ereditato dal papà il senso degli affari e aveva sposato Ted, originario delle Seychelles, ma cresciuto in Congo perché il papà era venuto come pilota.
Fin che aspettiamo l'arrivo degli altri passeggeri, mi aggiorna sulla sua famiglia e anche sulla situazione del Congo. Fino all'anno scorso erano resistenti a Goma, ma con presa della città da parte del gruppo dei ribelli dell'M23, hanno portato tutte le loro attività a Bunia.
Partiamo, Ted mi dice che prima fa scalo a Kisangani, poi Isiro.
Con piacere rivedo l'aeroporto di Kisangani, dove nel 2009, venendo da Isiro, l'aereo su cui viaggiavo, nella fase di atterraggio aveva perso il carrello anteriore, grande spavento, ma grazie a Dio solo spavento.
Prima di partire verso Isiro, Ted mi fa chiamare e mi dice di sedermi in cabina. Non mi aspettavo questa proposta. Tra due piloti... Eccezionale.
Non sono riuscito a farmi dare tutte le spiegazioni di tutti gli strumenti dell'aereo perché il volo è durato solo un'oretta.
Tra una spiegazione e un'altra, mi ha anche condiviso la sua esperienza di fede. Una frase mi è rimasta impressa: "So che Dio mi ama" e mi ha raccontato vari fatti dove ha sentito fortissima la presenza di Dio che lo ha protetto e salvato.
E arriviamo a Isiro.
Vi dico che mi sentivo un po' emozionato.
Da 12 anni non sono più venuto. L'ultima volta era per il cinquantenario della beata Clementine Anwarite, martire congolese. Uccisa da un colonnello simba proprio qui a Isiro nel 1964, in quel periodo anche 4 Comboniani erano stati uccisi.
A Sant'Anna mi accoglie padre Anatole, parroco. Ci facciamo fare subito una foto ricordo.
NB: Fr Duilio ha brevettato un trattore con partenza ibrida. Ha trovato la soluzione per batterie un po' andate come quella del suo trattorino: pannello solare fisso che permette alla batteria di avere energia sufficiente per accedere il motore. E quello che stupisce è che .... funziona.
p. Eliseo
... Per aprire il sito devo andare nell'altra comunità a Magambe. Qui niente da fare.
- Fr Duilio con il trattore “solare”. -
_15 Marzo 2026 – Sant'Anna
Ciao carissimi. In casa non abbiamo l'wifi. E la linea telefonica è scarsissima. Pazienza.
Riprendo ... Qui a Isiro ci sono due comunità comboniane, dove sono io è la comunità di Sant'Anna. Adesso siamo in 5 preti. 3 congolesi, compreso il parroco, un portoghese e io. Chiaramente i congolesi sono giovani, il portoghese e io diversamente giovani.
In città di Isiro ci sono 6 parrocchie. In tutta la diocesi una trentina.
Sant'Anna è stata fondata da P. Lorenzo Farronato, comboniano, nel 1970.
La chiesa è stata costruita da fr. Santo Bonzi. Ha una capienza di 1.500 - 2.000 persone, con un'architettura straordinaria.
Oltre al centro, la parrocchia si estende verso est, arrivando fino alla cappella di Ndubala, 110 km.
Alcune sulla strada principale, molte dentro la foresta, le cappelle sono più di 40. Domenica prossima celebrerò a Nzibeli, a una ventina di km.
- L'altra comunità comboniana a Isiro è Magambe. A 3 km da qui. Attualmente ospita oltre a p. Lorenzo (fondatore di Sant'Anna), p. Michel e fr. Duilio, una dozzina di propedeuti, cioè di giovani che desiderano diventare comboniani. Fanno un anno di preparazione per poi passare nel nostro seminario di filosofia a Kisangani.
Ringraziamo il Signore per tutti questi giovani che aspirano alla vita consacrata. Danno speranza.
Venerdì pomeriggio quindi sono andato a salutare la comunità di Magambe e così ho potuto partecipare alla Via crucis con loro.
Alla sera a cena, abbiamo fatto uno strappo al digiuno, il cuoco aveva cucinato una bella torta per il mio arrivo.
Sabato 14, come tutti i giorni, messa alle 6,15, in sintonia con lo spuntare del sole. A me piace questa coincidenza, Gesù come il sole, viene a illuminare la nostra giornata.
Appena arrivato in comunità, il parroco, p. Anatole, mi aveva presentato il programma. Vedo che il mio nome è già sulla lista: domenica 15 marzo, p. Eliseo presiede la prima messa ore 6,30.
Vi assicuro che ero un po' emozionato, tanti anni che non parlo il lingala ...
Alle 6 vedo già movimento, chierichetti che soffiano sulle brace che serviranno per l'incenso, lettori che si preparano leggendo a voce alta nel cortile, cristiani che cominciano a riempire la chiesa.
Il parroco mi dice che all'inizio dell'eucarestia si usa aspergere tutta l'assemblea con l'acqua benedetta. Tutti vogliono ricevere almeno una goccia di acqua santa.
Ho iniziato l'omelia salutando e ringraziando tutti e chiedendo che abbiano pazienza se il mio lingala è scarso. Come risposta mi è arrivato un applauso caloroso. Mi sono sentito meglio.
Sapevo che la seconda messa inizia alle 9, ma mi sono resoconto alla comunione che erano già le 8,30 passate... Canti, preghiere, bambini che danzano... La messa è una festa.
Prima di scrivere questo messaggio sono andato a vedere una partita di calcio nel campo sportivo della parrocchia. Una miriade di giovani.
Questa è l'Africa. Questa è speranza.
p. Eliseo
ARRIVATO A ISIRO - 13 Marzo 2026
14 Marzo 2026 –
Era partito il 25 Febbraio per tornare in Congo dopo otto anni di permanenza in Italia.
I trent’anni passati in missione, lo hanno spinto a ritornare tra la sua gente, ora a Isiro e più precisamente nella parrocchia di Sant’Anna (S.te Anne), nella comunità comboniana a fianco del parroco p. Anatole e altri confratelli.
Il 13 Marzo, dopo un lunghissimo viaggio ripercorrendo tanti luoghi della precedente missione a Kinshasa, e dopo aver reincontrato tante persone e amici, è finalmente arrivato a destinazione.
Da qui inizieranno nuove esperienze e si svilupperanno nuove energie .
Buon cammino, p. Eliseo.
Arrivato a ISIRO
ieri 13 Marzo 2026
Ciao carissimi.
Sono arrivato a Isiro, dopo un viaggio estremamente piacevole.
Il pilota Ted mi ha chiamato in cabina di pilotaggio. È tutto un altro volare.
Tra l'altro Ted, oltre a spiegarmi i vari strumenti dell'aereo, ha condiviso con me la sua esperienza di fede. E così velocemente siamo arrivati a Isiro.
Poi in comunità.
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Nel pomeriggio con p. Anatole, parroco di Sant'Anna, (nella foto) siamo andati a visitare l'altra comunità comboniana che è qui a Isiro. Li abbiamo incontrato fr. Duilio, p. Lorenzo e p. Michel.
La comunità ospita un gruppo di aspiranti comboniani e con loro abbiamo fatto la Via crucis.
12 Marzo 2026
- Tra Beni e Bunia
Oggi un viaggio pieno di sorprese provvidenziali.
Questa mattina ho celebrato l'eucarestia presso le suore oranti dell'assunzione a Beni. Poi ho chiesto alle suore se conoscono un tassista per andare all'aeroporto. Una suora mi dice, non preoccuparti ti porto io. Provvidenza.
All'aeroporto, dopo l'incendio di ieri che ha bruciato quasi tutti i locali, le formalità le abbiamo fatte all'aperto, tra l'altro con minaccia di temporale che poi grazie a Dio ha cambiato direzione.
Una signora mi si avvicina e mi chiede se posso benedirle la corona del rosario. Questa richiesta mi ha fatto piacere e mi chiedevo come ha fatto sapere che ero prete, forse dalla crocetta appesa al collo?
Ci chiamano per l'imbarco, vedo Ted, pilota e proprietario della compagnia aerea Busy Bee, ci salutiamo calorosamente, ci conosciamo da quando ero a Butumbo, un caro amico.
Prima di salire in aereo la signora della benedizione mi dirà che era presente alla messa del mattino.
25 minuti di volo, tra Beni e Bunia, ci sarebbe anche la strada ma sconsigliata per la presenza dei ribelli, che dì tanto in tanto assaltano i camion, le auto, massacrano la gente...
Arrivati a Bunia , vedo che un vescovo ha viaggiato sullo stesso aereo, era il vescovo emerito di Buta
Lo saluto e ricordiamo i momenti passati assieme a Buta, di passaggio.
Si offre a portarmi presso i Missionnaires d'Afrique (Padri Bianchi).
La provvidenza non perde un colpo. Grazie Signore.
p.Eliseo
A BUNIA
Data: 12 Marzo 2026 –
Ciao carissimi. Sono a Bunia. Ieri sono venuto in taxi da Butumbo. Oggi in aereo vado a Bunia e domani Bunia - Isiro.
La situazione è calma, le grosse città come Bunia, Beni e Butembo...non hanno problemi, ma fuori nei paesetti spesso sono terrorizzati da bande armate. Così la gente scappa in città le città sono sempre più popolate.
La chiesa sta lavorando sodo per riportare la sicurezza.
Non è una questione, come spesso si pensa, tribale, non sono guerre tribali, ma guerre economiche, per l'accaparramento di terre o di miniere.
A Isiro, all'inizio saremo in 5, tutti preti, poi uno partirà per un altro servizio.
La parrocchia è grande. Oltre al centro ha una cinquantina di cappelle.
Ma vi dirò meglio quando sarò là
Un abbraccio grande e una preghiera.
p. Eliseo
09 Marzo 2026 -
Buongiorno, ieri ho avuto due bellissime visite.
Dieci anni fa avevamo aperto una casa per i ragazzi di strada, ne erano arrivati una ventina, Due di loro sono venuti ieri a trovarmi.
Djodjo che adesso è professore nelle scuole superiori e Fiston che fa l'elettricista.
p. Eliseo
CARLO ZANINI di Lugo - Grande collaboratore delle missioni
Data: 07 Marzo 2026 -
CARLO ZANINI cognato di p. Eliseo, ha raggiunto la pace eterna.
A Kinsasa nell'Aprile del 2009, aveva duramente lavorato per la costruzione della Scuola di Informatica.
Data: 06 Marzo 2026 -
Oggi abbiamo fatto una riunione di revisione,
alla fine della riunione, come ringraziamento i vari collaboratori hanno fatto un gesto inaspettato, hanno offerto un sacchetto di patate, vino, una capra .... è stato emozionante .
p. Eliseo
A BUTEMBO di passaggio con visita a Sr. Giuditta
Data: 04 Marzo 2026 -
Ciao a tutti/e .
Sono di passaggio a Butembo, sono andato oggi pomeriggio a trovare la sr. Giuditta che abita con i suoi bimbi a 4 Km da casa nostra. Ne ha più di 40, ma tutti belli e sani, alcuni erano arrivati in condizioni estreme adesso sono in forma.
Ha alcune mamme che la aiutano. Come vedete dalle foto, ormai questo centro è un bel villaggio, con qualche casa ancora in costruzione. Ringraziamo il Signore per questa opera straordinaria.
p. Eliseo